Chi decide il miglior bar del 2027? Il lato nascosto della classifica
Oltre 800 votanti e nessun parametro uguale per tutti: The 50 Best Bars arriva a Milano e riapre il dibattito su reputazione, visite e voti
New York si affaccia nella parte bassa della conversazione globale con Sip & Guzzle, fermo al 39° posto nella graduatoria mondiale del 2025. Un dato che mostra quanto il giudizio internazionale possa discostarsi dalla notorietà di una città o dalla reputazione costruita nel tempo.
Anche l’Europa presenta segnali tutt’altro che lineari. Line di Atene ha conquistato la prima edizione di Europe’s 50 Best Bars, mentre Sips di Barcellona è arrivato terzo dopo aver chiuso al terzo posto anche la classifica mondiale del 2025. Paradiso, già numero uno del pianeta nel 2022, si è invece fermato al nono posto europeo.
I risultati regionali cambiano gli equilibri
In Asia il quadro è altrettanto mobile. Bar Leone di Hong Kong, guidato da Lorenzo Antinori, aveva raggiunto il vertice mondiale nel 2025, diventando il primo locale asiatico a riuscirci. Nella graduatoria regionale più recente, però, il bar è scivolato al terzo posto.
Davanti si sono piazzati Zest di Seoul e Hope & Sesame di Guangzhou, salito al primo posto e diventato il primo locale della Cina continentale a guidare Asia’s 50 Best Bars. Il progetto di Guangzhou punta su chiarificazioni, cotture sottovuoto, distillazione rotativa e studio della cultura gastronomica cinese: un’impostazione distante, almeno in apparenza, dalla semplicità immediata di Bar Leone. L’ordine mondiale del 7 ottobre potrebbe essere diverso, ma le classifiche territoriali offrono comunque un’indicazione sulle aree che stanno attirando maggiore attenzione.
Bar Leone e il ritorno alla semplicità
Il locale di Hong Kong ha costruito il proprio successo su una proposta riconoscibile: cocktail popolari, grandi classici, servizio rapido e un’identità italiana molto marcata. Anche la focaccia alla mortadella è diventata uno degli elementi più ricordati del progetto.
Il suo risultato ha avuto un significato particolare perché sembrava andare contro una tendenza affermatasi negli anni precedenti, quella di un cocktail bar sempre più orientato alla tecnica e alla sperimentazione. Il confronto con Hope & Sesame rende evidente quanto possano convivere modelli molto diversi sotto la stessa etichetta di eccellenza.
Una graduatoria senza metro comune
The 50 Best Bars non funziona come una guida tradizionale. Non ci sono ispettori incaricati di visitare i locali secondo una griglia identica, né una scheda con punteggi dedicati a drink, accoglienza, ambiente, estetica o rapporto tra prezzo e qualità.
La graduatoria raccoglie le preferenze di oltre 800 persone, distribuite in 29 aree geografiche. Un terzo dei votanti è composto da bartender e proprietari di bar, un altro terzo da autori e formatori specializzati nelle bevande, mentre l’ultima quota comprende esperti di cocktail abituati a viaggiare. L’organizzazione dichiara una suddivisione paritaria tra uomini e donne e rinnova ogni anno almeno il 25 per cento del gruppo.
Il voto dipende dalla visita
Ogni partecipante indica otto locali, ordinandoli secondo le proprie preferenze, purché li abbia frequentati personalmente negli ultimi diciotto mesi. Non può inserirne più di cinque situati nel Paese in cui vive e deve fornire una prova della visita; inoltre, non può scegliere un’attività nella quale abbia interessi economici.
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La valutazione deve riguardare il bar nella sua operatività abituale. Per questo non è consentito votare un locale dopo averlo conosciuto durante una serata ospite, cioè un appuntamento in cui un’attività esterna prepara i drink per una sera. Per entrare nella lista, infine, un bar deve ricevere preferenze provenienti da più di uno Stato o territorio.
Prima della qualità viene la visibilità
Il sistema lascia senza risposta diverse domande: non sono noti i nomi dei votanti, non vengono rese pubbliche le motivazioni delle scelte e non si sa quanti voti separino un locale dall’altro. Soprattutto, non esiste una definizione condivisa di “migliore” applicata nello stesso modo da tutti.
Il risultato non rappresenta quindi una graduatoria oggettiva dei cinquanta locali tecnicamente più completi del mondo. È piuttosto la fotografia delle esperienze ritenute più significative da una comunità internazionale composta da professionisti, osservatori e frequentatori abituali. La distinzione è importante, perché per essere votati bisogna prima di tutto essere conosciuti e raggiungibili.
L’ecosistema che alimenta la reputazione
Un bar collocato in una grande città internazionale parte con un vantaggio logistico: può essere inserito più facilmente nell’itinerario di chi viaggia. Per una realtà distante dai principali circuiti, invece, servono spostamenti pianificati, contatti e occasioni capaci di portare i votanti sul posto.
Da questa necessità è cresciuta una rete di settimane dedicate ai cocktail, fiere professionali, serate ospiti, collaborazioni, appuntamenti temporanei, viaggi, attività di pubbliche relazioni e accordi con i marchi. Nulla dimostra automaticamente che la visibilità compri una preferenza, e il regolamento esclude il voto maturato durante una serata ospite. Tuttavia, un’esperienza costruita attorno a inviti, ospitalità e accompagnamento può influenzare il modo in cui un locale viene percepito.
Milano ospita il confronto mondiale
La cerimonia del 7 ottobre porterà per la prima volta in Italia una parte consistente del settore internazionale dei bar. L’appuntamento si terrà a Milano, dopo il recente rinnovamento dell’identità della classifica, conosciuta fino a poche settimane fa come The World’s 50 Best Bars.
Dal 2009 l’elenco prova a riunire ogni anno i cinquanta cocktail bar considerati più rilevanti nel mondo. Nel tempo, la sua presenza è diventata uno strumento decisivo per costruire reputazione: un piazzamento può attirare viaggiatori e professionisti, favorire collaborazioni e serate in altri locali e trasformare un bar in una destinazione.
Proprio questo peso ha modificato le priorità del settore. L’ambizione di comparire nell’unica graduatoria globale di riferimento ha spinto molti locali a inseguire la notorietà internazionale e il consenso dei votanti. Il rischio è che l’attenzione dedicata all’esperienza quotidiana del cliente, all’ambiente e alla precisione di ogni cocktail lasci spazio alla costruzione di occasioni utili per farsi vedere, raccontare e ricordare.
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