402notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Chery cambia pelle: auto, IA e robot per conquistare il mondo

Il gruppo cinese accelera su ricerca, semiconduttori e mobilità intelligente mentre amplia la produzione internazionale e prepara nuovi modelli per l’Europa.

Non è più soltanto un costruttore di automobili. Chery sta costruendo un sistema industriale che comprende intelligenza artificiale, microprocessori, robot umanoidi e persino veicoli volanti, con l’ambizione di trasformarsi in una realtà tecnologica globale. La strategia è stata illustrata a Wuhu da Yin Tongyue, amministratore delegato del gruppo, durante l’International User Summit 2026.

Negli ultimi cinque anni Chery ha destinato alla ricerca, allo sviluppo e all’innovazione circa 14,5 miliardi. Nei primi sei mesi dell’anno l’investimento ha raggiunto quasi 900 milioni, il 28% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Una spinta che accompagna una crescita commerciale significativa: nei primi nove mesi sono stati venduti oltre 2,2 milioni di veicoli, 1,55 milioni dei quali fuori dalla Cina.

Offerta del giorno26 ottobre

Douglas

-20% su tanti prodotti da Douglas

Scade tra 2 giorni
*********


La sfida è diventare davvero globale

Secondo Yin Tongyue, l’obiettivo non consiste soltanto nell’aumentare le vendite, ma nel contribuire allo sviluppo dei Paesi in cui il gruppo opera. «Chery deve passare dall’essere un’azienda cinese che fa affari in tutto il mondo a una globale con operazioni decentralizzate e integrate localmente», ha affermato il dirigente a Wuhu.

Oggi più di 20.000 dei 150.000 dipendenti lavorano all’estero. In Europa, il gruppo collabora con la spagnola Ebro nello stabilimento di Barcellona, dove punta a una produzione su larga scala iniziando dalla Omoda 5. Il mercato italiano ha già assorbito 28.000 vetture Chery e dei suoi marchi tra gennaio e agosto, quasi il doppio dell’intero dato del 2025.

Il risultato commerciale colloca Chery al nono posto tra i produttori mondiali. Sul fronte della redditività operativa, il gruppo risulta invece secondo per margine Ebit secondo l’analisi del tedesco Center of Automotive Management. La struttura comprende oltre 500 società controllate e filiali, una dimensione che va ben oltre quella di un tradizionale marchio automobilistico.


Semiconduttori e batterie al centro

Tra i progetti più importanti ci sono i microprocessori Ziwei, sviluppati direttamente dal gruppo. Chery guarda inoltre alle batterie allo stato solido, che potrebbero arrivare alla produzione forse entro un paio d’anni, e alle architetture elettriche da 1.500 Volt o anche superiori.

L’obiettivo è ridurre gli sprechi energetici e migliorare la sicurezza dei veicoli. Dispositivi più evoluti dovrebbero infatti riconoscere l’ambiente circostante con maggiore rapidità e precisione, aumentando la capacità dei mezzi di reagire alle condizioni di marcia.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

La visione dell’amministratore delegato non si limita però alle prestazioni. Yin Tongyue sostiene che l’intelligenza artificiale possa rendere più efficienti famiglie e imprese, senza cancellare il ruolo delle persone: il suo impiego, ha sottolineato, non deve sostituire responsabilità, capacità di giudizio e calore umano.


Dentro la fabbrica quasi automatizzata

Uno degli impianti del gruppo sorge nell’entroterra cinese, a poche centinaia di chilometri da Shanghai e collegato alla grande metropoli anche attraverso il fiume Yangtze. Il sito occupa 830.000 metri quadrati, è immerso nel verde e dispone di una monorotaia interna.

Dalle linee escono modelli Chery e Omoda. La capacità arriva a 300.000 veicoli l’anno, ai quali si aggiungono altri 200.000 esemplari destinati a essere completati in stabilimenti situati in altre aree del mondo.

L’impianto appare più simile a un grande complesso direzionale che alla fabbrica tradizionale. Nel reparto di saldatura operano 100 persone per turno, mentre il livello di automazione raggiunge il 97%, con 660 robot, in gran parte forniti dalla giapponese Yaskawa. Nell’area dedicata all’assemblaggio sono invece impiegati 600 lavoratori, con ritmi descritti come comparabili a quelli delle catene produttive europee.


L’offensiva commerciale arriva in Italia

La trasformazione industriale si accompagnerà a un ampliamento dell’offerta. Nei prossimi mesi sul mercato italiano sono attesi Omoda 4 e Omoda 5, Chery Q, Lepas 6 e Lepas 4, oltre a iCaur V27.

A questi modelli si aggiungono i prototipi Omoda X e Lepas presentati a Wuhu, insieme alle nuove Chery Tiggo 7 e X7. Il gruppo cinese prepara così una presenza più articolata, sostenuta non soltanto dai volumi ma anche da tecnologie proprietarie e da una rete produttiva sempre più distribuita.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere