Ceto medio sotto pressione: il patto con i giovani è a rischio
Stefano Cuzzilla, all’evento per gli 80 anni di Cida, chiede più fiducia, salari adeguati e un fisco capace di sostenere chi lavora e produce
Il futuro dell’Italia passa dalla capacità di ricostruire fiducia tra cittadini, istituzioni, imprese e generazioni. È questo il messaggio lanciato da Stefano Cuzzilla, presidente di Cida, durante la celebrazione degli 80 anni della Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità, organizzata a Roma alla presenza del Presidente della Repubblica.
Nel corso dell’incontro è stata consegnata al Capo dello Stato la Carta della Dirigenza e delle Alte Professionalità. Cuzzilla ha collegato la condizione del ceto medio alle prospettive dei giovani, al peso della fiscalità e alla necessità di ripensare il modo in cui vengono organizzate le aziende.
La fiducia è il capitale decisivo
Secondo Cuzzilla, lo sviluppo di una nazione non dipende soltanto dalle risorse economiche o dalle competenze. Esiste anche una dimensione meno visibile, ma essenziale: la fiducia tra chi lavora e chi dirige, tra le generazioni e tra le persone e le istituzioni.
Quando questo legame è solido, ha spiegato, diventa più facile collaborare, investire e affrontare i cambiamenti. Al contrario, la sfiducia rende ogni decisione più complessa e aumenta il costo delle trasformazioni. Per il presidente di Cida, i corpi intermedi hanno proprio il compito di rafforzare le relazioni e di trasformare interessi diversi in una prospettiva di bene comune.
Cuzzilla ha inoltre richiamato la necessità di rimettere la persona al centro dell’organizzazione del lavoro. La componente economica resta importante per sostenere welfare e produttività, ma servono modelli nuovi. Anche l’intelligenza artificiale, ha sottolineato, dovrà restare uno strumento guidato dalle scelte umane.
Fisco e ceto medio, l’allarme
Il presidente di Cida ha indicato il ceto medio come uno dei principali indicatori della tenuta del patto sociale. Non si tratta soltanto di difendere una determinata fascia di reddito: in gioco c’è la possibilità, per chi lavora e possiede competenze, di migliorare la propria condizione e garantire ai figli opportunità maggiori.
La pressione fiscale rappresenta uno dei nodi più delicati. “Oggi il 30% dei contribuenti paga l’80% dell’Irpef”, ha affermato Cuzzilla, evidenziando uno squilibrio che rischia di comprimere ulteriormente la parte produttiva della società e di indebolire la fiducia nelle istituzioni.
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A questo problema si aggiungono l’evasione e l’ampliamento del welfare a fronte di una platea di finanziatori più ristretta. Cuzzilla ha chiesto sostegni più incisivi per chi è davvero in difficoltà, ma anche controlli per evitare che le risorse pubbliche vengano assegnate a chi non ne ha diritto. Ha poi richiamato l’esigenza di regole stabili per la previdenza, considerata una parte fondamentale del patto tra chi lavora oggi e il sistema che dovrà tutelarlo domani.
Giovani, merito e futuro del lavoro
Il tema del ceto medio si intreccia con quello delle nuove generazioni. Da un’analisi realizzata con Censis emerge che otto giovani su dieci desiderano lavorare e costruire una carriera. Il dato più preoccupante, secondo Cuzzilla, è che nove su dieci ritengono insufficiente il merito per riuscire a progredire.
Il presidente di Cida ha anche ricordato che una persona su due valuta la possibilità di trasferirsi all’estero. “Non mi preoccupa la fuga dei cervelli, mi preoccupa la fuga di quelli normali”, ha detto, sottolineando che famiglie e Stato investono sui giovani e che il Paese ha bisogno del loro contributo.
Per invertire la tendenza servono ascolto, accesso al lavoro e retribuzioni adeguate, tali da consentire l’indipendenza e l’acquisto di una casa. Cuzzilla ha chiesto alla dirigenza di accompagnare i giovani nel loro ingresso professionale e di costruire con loro le politiche che li riguardano, così che una generazione numericamente più piccola non perda anche peso nelle decisioni collettive.
La sfida, nella sua lettura, non riguarda quindi una sola categoria. Giovani e ceto medio condividono la richiesta di poter trasformare studio, talento e impegno in una reale possibilità di crescita. Per questo la loro condizione diventa una questione nazionale.
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