Centrosinistra, il patto con Conte inciampa sulla linea europea
La corsa alle primarie nasconde il nodo decisivo: chi guiderà la coalizione dovrà accettare o respingere le condizioni del Movimento 5 Stelle su Ucraina ed Europa.
Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli vengono indicati come figure capaci di dare peso a un nuovo progetto politico, ma il progetto resta ancora senza contorni definiti. Gabrielli ha annunciato l’ingresso in Più Uno, spiegando che prima vengono le idee e soltanto in seguito saranno chiariti ruoli e candidature. Nel frattempo, però, sono proprio i nomi a occupare la scena.
Alessandro Onorato, sostenuto da Goffredo Bettini, guarda invece a Giuseppe Conte come a un possibile presidente del Consiglio di grande livello e lavora a una proposta autonoma. Il dubbio è quanto possa essere davvero indipendente un centro pensato per dialogare con il Movimento 5 Stelle: il rischio, nella lettura critica che emerge dal dibattito, è offrire un pubblico diverso allo stesso progetto politico.
Il centro cerca una direzione propria
Anche i centristi sono chiamati a chiarire quale peso intendano avere nella futura coalizione. Matteo Renzi considera secondario stabilire se il candidato alla guida sia Conte oppure un’altra figura, purché venga raggiunto un accordo sui contenuti. Ma proprio qui si concentra il problema: resta da capire quali idee debbano orientare quell’intesa e chi sia disposto a fissarne i limiti.
Per +Europa il tema appare ancora più netto. Riccardo Magi ha avvertito che, se gli aiuti militari a Kyjiv venissero interrotti, il partito non parteciperebbe all’alleanza. Quella posizione può rappresentare una soglia invalicabile oppure soltanto il punto iniziale di una trattativa; Benedetto Della Vedova deve ancora spiegare quale ruolo immagini per la propria formazione. La tradizione radicale, in ogni caso, non può ridursi a un elemento decorativo dentro una politica giudicata incompatibile con l’idea di Europa che dovrebbe difendere.
Ucraina, la condizione di Conte
Il nodo principale riguarda la politica estera. Conte ha respinto la proposta di Bettini, che cercava un compromesso sulle «armi difensive», e ha accusato i Paesi che sostengono l’Ucraina di alimentare «vigliaccamente» una «guerra per procura». In questa impostazione, chi aiuta uno Stato aggredito finisce così per essere rappresentato come responsabile del conflitto.
La posizione del leader del Movimento 5 Stelle non appare quindi come una semplice preferenza negoziale. Conte ha fatto sapere che non sosterrebbe un programma diluito e pretende che la coalizione assuma una direzione precisa sugli aiuti a Kyjiv, sulla risposta europea alla minaccia russa e sul riarmo dell’Unione. Il futuro accordo, di conseguenza, rischia di essere costruito su una meta già stabilita da lui.
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Schlein tra voti e compromessi
Elly Schlein ha rivendicato il peso del Partito democratico, ricordando che dispone di una forza elettorale doppia rispetto a quella del Movimento 5 Stelle. Ha anche sostenuto che «uno non vale uno» e ha promesso disponibilità al confronto, ma senza rinunciare alla prudenza: «Generosi sì, ingenui no». La leader dem ha evocato una possibile «sintesi alta» sulla guerra e sull’Europa, senza però trasformare quella formula in una scelta politica concreta.
Il punto è che Schlein può puntare alla candidatura a presidente del Consiglio, mentre Conte sembra voler fissare in anticipo il programma internazionale della coalizione. La domanda non riguarda soltanto chi guiderà la lista o chi occuperà Palazzo Chigi, ma se il Partito democratico e gli alleati accetteranno quella linea anche a costo di mettere in discussione il rapporto dell’Italia con l’Europa.
Primarie e ombra russa
Nel Partito democratico circola inoltre il timore che le primarie svolte in rete possano subire un’interferenza russa favorevole a Conte. Non si tratta di un’operazione dimostrata, ma di un allarme politico che pone un interrogativo più ampio: come si può costruire un’alternativa di governo se la vittoria di uno dei candidati viene considerata, almeno nella discussione interna, un possibile investimento del Cremlino?
La sicurezza delle procedure resta importante, ma non risolve il problema di fondo. Prima di concentrarsi sulle password e sui controlli tecnici, la coalizione dovrebbe rendere trasparente la propria posizione su Ucraina, difesa europea e rapporti internazionali. Altrimenti la contesa sulle regole delle primarie finirà per nascondere la scelta davvero decisiva: quale politica estera proporre agli elettori.
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