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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Caso Resinovich, il Dna maschile riapre i dubbi: cosa dice la perizia

Gli esami hanno individuato un profilo genetico maschile sui pantaloni e su un sacco, mentre restano da chiarire i contatti tra gli indumenti della vittima e quelli del marito

A oggi non è ancora emersa una risposta definitiva sulla morte di Liliana Resinovich. Sebastiano Visintin, il marito della donna, ha sempre respinto ogni addebito, mentre l’inchiesta continua a cercare di stabilire chi possa essere il titolare del profilo genetico maschile isolato durante gli ultimi accertamenti.

La presenza di quel Dna è stata rilevata sui jeans di Liliana e su uno dei sacchi neri utilizzati per avvolgere il corpo. Il dato fa parte del materiale esaminato dai periti incaricati dal giudice per le indagini preliminari di Trieste.

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Il profilo genetico resta senza nome

Gli esperti hanno inoltre riscontrato un «contatto diretto» tra il giubbotto indossato da Visintin nel giorno della scomparsa e alcuni oggetti appartenuti alla moglie: il suo giubbotto e la borsa. La relazione tecnica ha preso in esame anche le condizioni delle calzature della donna.

Sulle suole, infatti, non sarebbero rimaste particelle riconducibili al terreno dell’area boschiva dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni. Si tratta del luogo in cui il cadavere venne rinvenuto, anche se quella zona era già stata perlustrata durante le ricerche.

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La vicenda giudiziaria resta aperta

Liliana Resinovich era stata vista per l’ultima volta a Trieste il 14 dicembre 2021. Il suo corpo fu recuperato il 5 gennaio 2022, a pochi chilometri dalla sua abitazione, dentro alcuni sacchi di plastica; il ritrovamento aveva alimentato interrogativi proprio per la posizione dell’area rispetto alle precedenti battute.

In una prima fase gli accertamenti avevano privilegiato la possibilità di un suicidio. Successivamente la Procura ha modificato l’impostazione dell’indagine, procedendo per omicidio e concentrando l’attenzione anche sul marito, senza che finora siano state raggiunte conclusioni definitive sulla responsabilità della morte.

Le risultanze della perizia saranno discusse nell’udienza già calendarizzata per il 30 ottobre. In quella sede verranno esaminati gli elementi raccolti dal collegio peritale, compreso il Dna maschile ancora non attribuito e i possibili significati dei contatti riscontrati tra gli indumenti e gli oggetti della coppia.

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