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Caso Garlasco, l’indagine su Sempio è chiusa: cosa può succedere ora

La Procura di Pavia ha notificato il nuovo avviso di conclusione delle indagini: restano da valutare impronta, traccia della scarpa, dinamica della morte e possibili sviluppi per Stasi.

La Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio un nuovo avviso di conclusione delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi. Il provvedimento arriva dopo ulteriori accertamenti tecnici e non equivale, da solo, a una richiesta di processo: prima dovranno essere esaminate le osservazioni della difesa e gli eventuali nuovi elementi depositati dalle parti.


Le tracce che tengono aperto il caso

Secondo gli ultimi approfondimenti, l’impronta indicata come “33”, rilevata sul muro della scala dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi, resta attribuita a Sempio. La Procura aggiunge che non è possibile escludere che, al momento del contatto con la parete, la mano potesse essere sporca di sangue.

Anche l’esame della traccia di calzatura non ha escluso il coinvolgimento dell’indagato. Le verifiche non avrebbero evidenziato una incompatibilità tra il piede di Sempio e il segno lasciato dall’assassino: la scarpa Frau numero 42 risulta infatti compatibile con le sue dimensioni, pur senza costituire da sola una prova definitiva.


La ricostruzione della morte

Le consulenze affidate a Cristina Cattaneo e all’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone prospettano una sequenza dei fatti più articolata rispetto a un’aggressione conclusa immediatamente con il decesso. Gli esperti ritengono possibile che Chiara Poggi abbia tentato di difendersi e che alcune ferite siano state provocate durante una colluttazione prolungata.

Le lesioni mortali, secondo questa ricostruzione, potrebbero essere state inflitte almeno 15-30 minuti prima della morte. Non viene esclusa neppure una sopravvivenza complessiva fino a un’ora. Si tratta di valutazioni medico-legali inserite negli atti dell’indagine, che dovranno essere esaminate nell’eventuale seguito giudiziario.


Il nodo delle analisi su Stasi

Nel fascicolo è confluita anche una consulenza presentata dalla difesa di Alberto Stasi. Il documento sostiene che due contro-analisi svolte il 20 settembre 2007 sul campione collegato al Dna di Chiara Poggi trovato sui pedali della bicicletta avrebbero dato esito negativo.

Secondo i legali di Stasi, quei risultati avrebbero potuto scagionarlo già allora. La Procura, tuttavia, precisa di non aver trovato nei documenti del procedimento celebrato contro di lui alcuna traccia di quelle verifiche. Stasi resta condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio e la sua difesa valuta la possibilità di chiedere la revisione della sentenza.

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Cosa succede dopo l’avviso

La conclusione delle indagini permette ora a Sempio e agli altri soggetti coinvolti di accedere agli atti, depositare memorie e documenti, oltre a sollecitare eventuali ulteriori verifiche. Tra le persone ascoltate di recente figura Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma, convocato il 25 settembre per oltre un’ora e mezza. Gli investigatori hanno inoltre sentito militari impegnati negli accertamenti del 2017.

La Procura dovrà valutare il materiale che arriverà dalle difese prima di decidere se chiedere il rinvio a giudizio di Sempio, accusato di omicidio volontario aggravato. Il procuratore Fabio Napoleone ha anche chiarito che, finora, non è stata presentata alla Procura generale una richiesta per avviare la revisione della condanna di Stasi.


La perizia psichiatrica resta sospesa

Il consulente Roberto Catanesi non ha potuto stabilire se Sempio fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Per completare la valutazione, secondo quanto riferito dalla Procura, sarebbe stato necessario un esame clinico diretto, al quale l’indagato non ha accettato di sottoporsi.

In assenza della visita, il professionista ha ritenuto insufficienti gli elementi disponibili per rispondere in modo adeguatamente motivato ai quesiti. Per questo gli accertamenti sulla capacità di Sempio risultano, allo stato, sospesi.


La posizione della famiglia Poggi

I difensori della famiglia di Chiara Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, contestano la lettura degli ultimi elementi. In particolare, sostengono che la compatibilità tra la traccia e una scarpa Frau 42 rappresenti soltanto un’ipotesi tecnica e richiamano prove già discusse nel processo a carico di Stasi.

I legali auspicano che la vicenda arrivi alla Corte d’Appello competente per valutare l’eventuale revisione e verificare se esistano davvero elementi nuovi. Un’eventuale richiesta di processo per Sempio potrebbe così riaprire il confronto giudiziario sul delitto di Garlasco e intrecciarsi con le iniziative difensive già annunciate da Stasi.

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