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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Case della Comunità, il nodo non sono i muri: mancano medici e regole

Il sindacato Sumai lancia l’allarme sull’attuazione della riforma territoriale e propone più specialisti, nuovi contratti e un modello capace di ridurre i costi.

La sfida decisiva per le Case della Comunità sarà seguire i pazienti cronici nel tempo, non limitarsi a offrire prestazioni occasionali. «Dobbiamo gestire il paziente cronico lungo tutto il suo percorso di vita, per evitare che le sue condizioni di salute peggiorino e prevenire così il ricovero ospedaliero», ha affermato Antonio Magi, segretario generale di Sumai Assoprof.

Secondo Magi, la specialistica ambulatoriale è uno degli strumenti per mantenere i cittadini sul territorio e alleggerire il ricorso agli ospedali. La sanità italiana presenta criticità, ma continua a garantire risultati importanti: rispetto ad altri Paesi dell’Ocse, registra una maggiore aspettativa di vita e un numero più contenuto di ricoveri. «La sanità italiana è certamente da criticare, ma sta ancora funzionando», ha osservato il segretario generale.

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La rete territoriale resta incompleta

Il tema è stato rilanciato a Roma durante il 58° Congresso nazionale di Sumai Assoprof, in programma fino al 21 ottobre e aperto alla presenza del ministro della Salute Orazio Schillaci. L’organizzazione sostiene che la riforma dell’assistenza di prossimità sia arrivata a un passaggio determinante: gli edifici finanziati dal Pnrr stanno per essere completati, ma il loro funzionamento dipenderà dalla disponibilità di professionisti, risorse e assetti organizzativi.

Il monitoraggio di Agenas restituisce un quadro ancora lontano dagli obiettivi. Delle 1.715 Case della Comunità previste in Italia, soltanto 66, meno del 4%, risultano pienamente attive e dotate di tutti i servizi, con una presenza continuativa di medici e infermieri. In molti altri casi, secondo il sindacato, sono state riutilizzate strutture esistenti o sono stati avviati presidi privi di alcune figure essenziali e di un collegamento stabile con la specialistica.

Il congresso ha scelto come titolo “La Casa della Comunità non si inaugura... si organizza”, formula che richiama la distanza tra l’apertura formale delle strutture e la loro effettiva capacità di rispondere ai bisogni. Il Pnrr ha destinato circa 2 miliardi di euro all’edilizia sanitaria, mentre personale e gestione ordinaria restano a carico del Fondo sanitario nazionale, già sottoposto da anni a vincoli e pressioni finanziarie.


Più ore per curare i pazienti

Per Sumai, una parte della soluzione può essere attivata senza attendere nuove selezioni pubbliche. I circa 18 mila specialisti ambulatoriali oggi in servizio lavorano in media 27,8 ore alla settimana, contro il limite contrattuale di 38. Rendere disponibili le 143 mila ore non utilizzate significherebbe aggiungere al territorio una capacità equivalente a oltre 3.700 specialisti a tempo pieno.

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La proposta non riguarda soltanto l’aumento dell’orario. Il sindacato chiede un Accordo collettivo nazionale unico per la specialistica convenzionata interna, articolato tra attività territoriale e ospedaliera, oltre all’introduzione di un “doppio canale”. In caso di posto vacante per il normale ricambio dei medici dipendenti, le Aziende sanitarie potrebbero decidere, motivando la scelta, se ricorrere a un’assunzione o a un incarico in convenzione.

L’analisi economica presentata da Magi, e destinata anche al ministero dell’Economia, indica costi orari aziendali tra 47 e 58 euro per la convenzione, contro i 63 euro della dipendenza e gli 85 euro che possono essere raggiunti con cooperative e medici a gettone. Secondo le stime, il modello produrrebbe nei bilanci regionali un risparmio complessivo di 4,8 miliardi di euro tra il 2027 e il 2036.


Il bivio per le Case della Comunità

Le risorse ottenute, nelle intenzioni del sindacato, potrebbero restare nel Servizio sanitario nazionale e finanziare la riduzione delle liste d’attesa, oltre a rendere più attrattivi gli incarichi nelle aree dove mancano professionisti. Il punto, ha spiegato Magi, non è creare semplici sportelli per ricette e visite veloci, ma strutture in grado di seguire oltre 12 milioni di persone con malattie croniche.

«Le Case della Comunità rappresentano il bivio decisivo della sanità italiana: possono trasformarsi nella più grande rete di prossimità d’Europa o nella più grande opera incompiuta del Pnrr», ha dichiarato il segretario generale. A determinare l’esito, secondo la sua valutazione, saranno le decisioni sui professionisti, sui contratti e sui finanziamenti da assumere nei prossimi ventiquattro mesi.

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