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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Casa e urne, la scommessa di Sánchez: voto possibile il 29 novembre

La crisi abitativa riporta la sinistra in piazza e può offrire una via d’uscita al premier, ma il centrodestra conserva un netto vantaggio nei sondaggi.

La protesta per gli sfratti potrebbe trasformarsi nell’ultima carta politica di Pedro Sánchez. Secondo Javier Cercas, chi manifesta contro l’emergenza abitativa potrebbe non scegliere subito la destra e concedere ai socialisti un’altra occasione, anche se un vantaggio elettorale non basterebbe a risolvere una crisi che richiede interventi strutturali.


La casa riapre la sfida a sinistra

A giudizio dello scrittore, l’ondata di rabbia nelle piazze può essere utile al governo, tanto che l’ipotesi di elezioni anticipate appare sempre più concreta. Il tema abitativo, però, rischia di diventare soltanto una leva della campagna: «La gente che protesta non vorrà votare a destra, ma darà un’altra possibilità alla sinistra», ha osservato Cercas.

La protesta si intreccia con altre difficoltà per l’esecutivo. La gestione dei migranti a Ceuta, secondo lo scrittore, avrebbe alimentato uno dei messaggi centrali dell’estrema destra europea, cioè la rappresentazione del migrante come minaccia. Anche per questo Sánchez si trova a dover trasformare una mobilitazione sociale in una possibile ripartenza politica.


Sfratti e piazze cambiano il quadro

La vicenda di Maricarmen, 87 anni, allontanata dalla propria abitazione, ha fatto da detonatore. Dopo il suo sfratto, centinaia di giovani hanno occupato con le tende Puerta del Sol, mentre sabato circa 70.000 persone hanno partecipato a Madrid a una delle manifestazioni di sinistra più imponenti degli ultimi anni.

Quella mobilitazione è arrivata dopo la bocciatura, il 2 ottobre, dei provvedimenti governativi dedicati all’emergenza abitativa. Junts ha votato contro il pacchetto, contribuendo alla sconfitta parlamentare, mentre il governo era già indebolito dalle accuse di corruzione e dalle polemiche sui migranti. Prima della protesta, alcune rilevazioni arrivavano a indicare un distacco di 16 punti tra destra e sinistra.


Sánchez valuta il ritorno alle urne

Le probabilità di dimissioni del premier, con l’obiettivo di convocare nuove elezioni, sono state stimate al 70% da La Vanguardia sulla base di informazioni provenienti dal suo entourage. Una riunione prolungata alla Moncloa avrebbe rafforzato l’orientamento verso il voto anticipato.

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Sánchez aveva già lanciato un avvertimento a PP e Junts la settimana precedente: «La storia li giudicherà prima di quanto pensino». Il primo appuntamento utile per le elezioni sarebbe il 29 novembre, mentre la piattaforma Polymarket ha fatto salire in una sola settimana dal 13% a quasi il 70% la possibilità che il premier porti il Paese alle urne entro il 2026.


Il centrodestra parte avanti

Il Partito Popolare considera favorevole il possibile scenario elettorale. Alberto Núñez Feijóo avrebbe già definito la squadra di governo, ma per conquistare una maggioranza avrebbe con ogni probabilità bisogno dell’appoggio di Vox. I catalani di Junts, intanto, sono finiti al centro delle critiche dopo aver respinto le misure sulla casa.

I numeri spiegano perché il centrodestra guardi al voto con fiducia: secondo i sondaggi di El País, il Partito Popolare è al 32,7%, il Partito Socialista Operaio Spagnolo al 26,4% e Vox al 18,1%. Sumar resta sotto il 6%, Podemos si aggira intorno al 3%; insieme, le forze collocate a destra sfiorano il 52%, contro il 36% dell’area di centrosinistra.


Una rimonta resta possibile

La distanza attuale non chiude però la partita. Alle politiche del 2023 Sánchez partiva con otto punti di svantaggio nelle rilevazioni e riuscì a recuperarne sette, confermando la sua capacità di costruire alleanze complesse e di rimontare quando il quadro sembra compromesso. Polymarket attribuisce invece a Feijóo una probabilità dell’88% di diventare il prossimo capo del governo.

Cercas considera la crisi abitativa il risultato di un problema più profondo: la Spagna ha un’economia dinamica, ma la crescita complessiva non si traduce in una percezione diffusa di benessere. Circa l’80% degli spagnoli possiede una casa, mentre in Germania la quota sarebbe compresa tra il 10% e il 20%; nel Paese, inoltre, l’edilizia sociale resta insufficiente e nel 2025 si sono registrati 25.000 sfratti. Secondo lo scrittore, il caso di Maricarmen ha soltanto acceso una tensione già presente da tempo.

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