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Caro carburante, presidi dei Tir: traffico in difficoltà in due regioni

Camion fermi ai margini delle principali arterie tra Calabria e Campania, con passaggi ancora garantiti ma circolazione rallentata.

La protesta degli autotrasportatori contro l’aumento dei costi del carburante sta creando rallentamenti in Calabria e Campania. I mezzi pesanti vengono disposti lungo le principali vie di collegamento senza trasformare i presidi in blocchi completi, ma la riduzione dello spazio disponibile incide comunque sul traffico.

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In Campania i varchi restano aperti

Nelle province di Caserta e Napoli la mobilitazione interessa il casello di Nola, lungo l’autostrada A30 Caserta-Salerno, e quello di Caianello, sull’A1 Milano-Napoli. Altri camion sono presenti nell’area di Caserta Sud: gli automobilisti possono transitare attraverso corridoi lasciati liberi, mentre la Polizia Stradale segue l’evoluzione della situazione.

La presenza dei Tir non impedisce del tutto il passaggio degli altri veicoli, tuttavia provoca disagi e rallentamenti sulle arterie coinvolte. La protesta in Campania si inserisce in una mobilitazione più ampia degli operatori del trasporto, preoccupati per il peso raggiunto dal costo del carburante.


Calabria, quindici punti sorvegliati

In Calabria l’iniziativa è stata promossa da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, e proseguirà fino al 20. I camion vengono collocati ai bordi delle strade sotto la vigilanza delle forze dell’ordine, evitando per ora l’interruzione totale della circolazione.

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Sono circa quindici le aree interessate, tra cui i dintorni dell’aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e alcuni svincoli della A2 nel Cosentino. I presidi dei camionisti si sommano a quelli organizzati nei giorni scorsi dagli agricoltori.


Il governo prepara due incontri

Per il 27 ottobre sono stati fissati due appuntamenti istituzionali. Il ministero dei Trasporti incontrerà le rappresentanze dell’autotrasporto, mentre a Palazzo Chigi si discuterà della situazione dell’ex Ilva con i sindacati coinvolti nelle proteste davanti alla raffineria Eni di Taranto.

Le due vertenze restano separate, ma producono effetti sulla rete logistica nazionale. Dal 12 ottobre le iniziative dei lavoratori dell’ex Ilva stanno ostacolando i flussi diretti alla raffineria e quelli in uscita; Eni ha inoltre segnalato ripercussioni sugli aeroporti pugliesi, sulla distribuzione ai benzinai e sulle forniture destinate ai servizi essenziali e di pubblica utilità.

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