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Attualità 2 min di lettura11 ott

Bruxelles taglia 141 miliardi: perché Germania e Olanda frenano l’intesa

La presidenza irlandese riduce dell’8% la proposta per il periodo 2028-2034, ma il compromesso non convince i Paesi più attenti alla spesa.

Il negoziato sul bilancio dell’Unione europea per il periodo 2028-2034 riparte da una riduzione di 141 miliardi di euro rispetto al piano della Commissione, ma resta lontano da un accordo. Germania e Olanda considerano ancora insufficiente lo sforzo chiesto ai governi, mentre il nuovo testo sarà esaminato dai capi di Stato e di governo nel vertice previsto la prossima settimana.

La proposta è stata preparata dalla presidenza irlandese dell’Ue per conciliare posizioni molto distanti. Il ministro irlandese per gli Affari europei Thomas Byrne ha chiarito che il documento non rappresenta il punto d’arrivo: «C’è ancora da lavorare, ma spero possa dare una accelerazione al negoziato».


Un taglio che non basta ai frugali

L’ammontare complessivo del bilancio scenderebbe dell’8% rispetto ai 1.760 miliardi di euro indicati dalla Commissione europea, calcolati ai prezzi del 2025. La riduzione è stata distribuita in modo trasversale tra i principali capitoli, una scelta pensata per andare incontro ai Paesi più rigorosi sul controllo dei costi: oltre a Germania e Olanda, Finlandia, Austria, Svezia e Danimarca.

Nonostante questa impostazione, Berlino e L’Aia non ritengono sufficiente la correzione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha fatto sapere che un’intesa è ancora distante. Il piano della Commissione, intanto, punta a rafforzare soprattutto ricerca e difesa, senza ridimensionare in modo significativo le politiche di coesione e agricoltura.


Le cifre dei singoli capitoli

La voce dedicata a coesione e agricoltura diminuirebbe del 3% rispetto alla proposta di Bruxelles, pur restando superiore dell’11% al bilancio attuale. Più marcata sarebbe la contrazione per la competitività, pari al 13%, mentre le risorse del capitolo Global Europe calerebbero del 17%.

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Anche l’amministrazione subirebbe una sforbiciata dell’8,8%. Il confronto con il periodo 2021-2027 mostra tuttavia aumenti in diversi settori: la competitività crescerebbe del 106%, Global Europe del 31% e le spese amministrative del 12%. Il quadro conferma quindi la volontà di ridurre la proposta della Commissione senza tornare ai livelli del precedente ciclo finanziario.


Il nodo delle nuove entrate

Una parte decisiva della trattativa riguarderà le risorse proprie, cioè le entrate aggiuntive rispetto ai contributi versati dagli Stati. La presidenza irlandese ha ripreso le opzioni già avanzate dalla Commissione, compreso un possibile prelievo sulle imprese, fortemente contestato da diversi governi.

Dublino non ha invece inserito in modo esplicito le proposte del Parlamento europeo, tra cui una tassa digitale alla quale l’Irlanda è contraria. Byrne ha comunque ribadito che «tutte le ipotesi di risorse proprie restano sul tavolo» e che la decisione spetterà ai leader dei Paesi membri.

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