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Attualità 3 min di lettura13 ott

Brevetti e AI, il nuovo fronte della sicurezza: l'allarme di Santarelli

Marco Santarelli analizza il rapporto tra intelligenza artificiale, reti umane, sovranità tecnologica e possibile cooperazione europea nel campo dell'intelligence.

La protezione dei brevetti strategici dovrebbe diventare una priorità per la sicurezza nazionale. Marco Santarelli, analista investigativo e consulente sui temi della sicurezza internazionale, sostiene che non si tratti di frenare la ricerca, ma di riconoscere quali innovazioni possano avere un valore decisivo e difenderle in un contesto in cui la tecnologia circola rapidamente anche verso soggetti ostili.

Il rischio riguarda soprattutto le imprese e gli apparati che affidano dati sensibili a strumenti di intelligenza artificiale senza conoscerne pienamente filiera, funzionamento e dipendenze. Codici, competenze tecniche e informazioni riservate possono così uscire dal perimetro aziendale; quando sono coinvolti difesa, energia o telecomunicazioni, la vulnerabilità assume una dimensione nazionale.

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La sovranità tecnologica è il nodo

Secondo Santarelli, il tema non coincide con la semplice nazionalità dell'azienda proprietaria di una tecnologia. Occorre valutare anche chi la sviluppa, quali componenti utilizza e quali legami crea con fornitori o infrastrutture esterne. Per questo, a suo giudizio, il Golden Power dovrebbe concentrarsi con maggiore attenzione sulle tecnologie realmente strategiche e sulle rispettive catene di approvvigionamento.

La crescita dell'intelligenza artificiale sta inoltre modificando l'equilibrio nel settore informatico. Le capacità di calcolo e gli strumenti avanzati di protezione hanno costi elevati: di conseguenza, le operazioni più sofisticate tendono a concentrarsi nelle mani di governi, organizzazioni e soggetti privati dotati di risorse consistenti, superando l'immagine dell'attaccante isolato che agisce da una stanza.


L'AI aggrega, l'uomo scopre

In pochi istanti, un sistema può collegare documenti pubblici, persone, società e avvenimenti, rendendo accessibili a un pubblico molto più vasto attività che un tempo richiedevano software dedicati, esperienza specialistica e numerose ore di lavoro. Il salto rispetto alla prima stagione dei social network sta soprattutto nella capacità di combinare dati già raccolti e ricavarne schemi complessi, non soltanto nell'accumulo di informazioni.

Questa possibilità, però, non equivale allo spionaggio. L'analisi delle fonti aperte, le verifiche societarie e la raccolta informativa per finalità economiche restano attività diverse dall'infiltrazione o dal controspionaggio. Un programma può ricostruire le relazioni di un'impresa, ma non stabilire da solo se una persona sia stata inserita in un'organizzazione per sottrarre un brevetto.


La rete umana resta decisiva

Per raggiungere informazioni nascoste servono ancora fonti, informatori, presenza fisica e rapporti costruiti nel tempo. È il motivo per cui Santarelli considera la Humint, cioè la raccolta attraverso relazioni umane, un complemento destinato a rafforzarsi proprio mentre l'intelligenza artificiale diventa più potente.

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«Più cresce la tecnologia, più l’intelligence deve conservare una rete informativa umana», ha spiegato Santarelli. In luoghi come un porto strategico, nei pressi di un cavo sottomarino o all'interno di un impianto industriale delicato, non basta sapere quali dati siano disponibili: bisogna comprendere chi si muove, quali contatti abbia e per quale ragione si trovi lì.


Informazioni vere e minacce europee

L'abbondanza di contenuti prodotti o rielaborati artificialmente rende più difficile stabilire l'autenticità di immagini e ricostruzioni. Per questo l'analista invita a verificare non soltanto il contenuto di una notizia, ma anche la sua provenienza e l'eventuale interesse di chi l'ha diffusa. L'intelligence, quindi, deve occuparsi anche dell'origine e della possibile manipolazione dei dati.

L'ipotesi di un servizio unico dell'Unione europea appare invece più complessa sul piano operativo. I singoli Stati applicano regole diverse per classificazione, circolazione delle informazioni e responsabilità; trasferire integralmente reti, fonti e capacità operative a una struttura comune richiederebbe un livello di fiducia politica che oggi non sembra consolidato.

Una cooperazione più stretta tra servizi nazionali viene considerata una strada maggiormente praticabile. Le aree di possibile convergenza comprendono il finanziamento del terrorismo, i flussi finanziari oltreconfine, le criptovalute e alcune minacce informatiche. Il modello dei Five Eyes mostra tuttavia che la condivisione più profonda nasce da rapporti di fiducia costruiti nel tempo, mentre gruppi ristretti di Paesi europei stanno già lavorando insieme su dossier riguardanti Russia e Cina.

Anche il caso Anthropic, con l'uscita del ricercatore Jacob Coxon e le successive prese di posizione dei vertici aziendali sui rischi dei sistemi avanzati, secondo Santarelli va osservato sul piano della comunicazione oltre che su quello tecnologico. La vicenda ha accresciuto l'attenzione sui possibili pericoli dell'intelligenza artificiale e mostra quanto conti il racconto pubblico che accompagna lo sviluppo di questi strumenti.

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