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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Brasile, il monito di Lucchesi: Lula vince ma il rischio non è finito

Lo scrittore italo-brasiliano avverte: la vittoria del presidente riaccende la democrazia, ma restano polarizzazione, ricorsi e pressioni internazionali

Il futuro del Brasile passerà anche dal rapporto con Washington. Marco Lucchesi, scrittore italo-brasiliano e presidente della Biblioteca Nazionale del Brasile, considera decisive le pressioni degli Stati Uniti sulle risorse strategiche del Paese, dall’Amazzonia alle terre rare. A suo giudizio, le grandi aziende tecnologiche dovranno inoltre fare i conti con regole e responsabilità che il nuovo governo intende imporre.

Secondo Lucchesi, la questione non riguarda soltanto Donald Trump o le scelte della sua amministrazione. In gioco ci sarebbero anche gli interessi statunitensi sul patrimonio naturale brasiliano e il tentativo di ridimensionare il peso di Brasilia in America Latina e sulla scena globale. «Il rapporto con gli Stati Uniti è stato, e continua a essere, pesantissimo», ha spiegato nell’intervista.

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Le pressioni possono riaccendere lo scontro

L’allarme dello scrittore riguarda anche ciò che potrebbe accadere dopo il voto. A suo avviso, alle contestazioni politiche potrebbero sommarsi iniziative davanti ai tribunali, proteste nelle strade e appoggi esterni, con un possibile coinvolgimento degli Stati Uniti.

Lucchesi ritiene tuttavia che le istituzioni brasiliane abbiano maturato esperienza nel fronteggiare le strategie del bolsonarismo e del trumpismo. Ribaltare l’esito elettorale o trasformare il Paese in un teatro di caos non sarebbe semplice, ma la cautela resta necessaria: «Bisogna stare attenti a possibili tensioni nelle strade, a ricorsi utilizzati per creare confusione e a dichiarazioni di sostegno che potrebbero arrivare anche dagli Stati Uniti».


Una vittoria dentro un Paese diviso

Il presidente della Biblioteca Nazionale attribuisce a Lula un ruolo centrale nella mobilitazione che ha preceduto il ballottaggio. Il leader della sinistra, secondo la sua ricostruzione, ha riunito attorno alla propria candidatura settori diversi della società intenzionati a difendere le istituzioni democratiche.

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A spingere l’affluenza sarebbe stata soprattutto la percezione del rischio. Giovani e anziani si sono recati alle urne nonostante difficoltà anche rilevanti, contribuendo a una partecipazione descritta da Lucchesi come una risposta collettiva alla minaccia autoritaria. La vittoria, però, non ha cancellato le fratture: il mancato riconoscimento della sconfitta da parte dell’avversario può rendere ancora più teso il clima politico.


Il voto contestato dalla destra

Flavio Bolsonaro ha annunciato l’intenzione di chiedere l’annullamento delle elezioni e ha messo in discussione il risultato. Al centro della protesta c’è la decisione della Corte Suprema di estendere di due ore l’apertura dei seggi, dopo le segnalazioni su problemi nei trasporti e maltempo. Anche Donald Trump ha sollevato dubbi sull’esito della consultazione.

Lucchesi difende invece il sistema elettorale brasiliano, sostenendo che la rapidità dello scrutinio rappresenti una garanzia e non un elemento di sospetto. «In meno di quattro ore si sapeva già chi fosse il presidente della Repubblica. È qualcosa di eccezionale», ha affermato, ricordando che Jair Bolsonaro aveva già attaccato l’affidabilità del voto e convocato gli ambasciatori per sostenerne l’insicurezza.

Il ballottaggio ha assegnato a Luiz Inacio Lula da Silva il 51,8% dei consensi, contro il 48,2% ottenuto da Flavio Bolsonaro. Per Lucchesi, il risultato è nato dall’incontro fra una leadership considerata storica e una reazione popolare in difesa dei valori democratici. «Lula ha avuto un ruolo assolutamente straordinario», ha detto, avvertendo però che la mobilitazione non può trasformarsi in disattenzione: nuove tensioni politiche potrebbero ancora manifestarsi nelle piazze, nelle aule giudiziarie o attraverso interferenze dall’estero.

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