Brasile, Alckmin tra i nomi per l’Economia
Il vicepresidente conservatore è considerato una scelta capace di rafforzare la fiducia nella gestione dei conti pubblici
Lula sta valutando i nomi per il ministero dell’Economia del prossimo governo brasiliano. La decisione potrebbe arrivare nelle prossime settimane, con l’obiettivo di rassicurare i mercati e confermare l’attenzione alla disciplina fiscale.
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Alckmin favorito per il ministero
Tra le ipotesi circolate, Geraldo Alckmin è quella ritenuta più probabile da diversi organi d’informazione. L’attuale vicepresidente, esponente dell’area conservatrice, potrebbe offrire ai mercati finanziari un segnale di controllo sulla spesa pubblica.
Un indizio è arrivato dalla serata in cui Lula ha commentato la propria vittoria elettorale. Il presidente ha voluto Alckmin accanto a sé, lo ha elogiato pubblicamente e gli ha affidato per primo il microfono per parlare del risultato. Il gesto è stato letto come una possibile anticipazione del ruolo che il vicepresidente potrebbe assumere nella squadra economica.
Le altre candidature in esame
Tra le alternative figura Dario Durigan, attuale titolare dell’Economia. Una parte degli alleati di Lula sostiene la sua conferma, che permetterebbe di mantenere l’impostazione economica già adottata e di preservare il coordinamento con la Casa Civil.
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Questo organismo fornisce assistenza politico-amministrativa diretta al Presidente della Repubblica e, a livello federale, ha rango ministeriale. Il suo ruolo viene spesso accostato a quello di una segreteria generale della Presidenza con funzioni più ampie, grazie al rapporto diretto con il capo dello Stato.
I nomi tecnici e politici
Un’altra possibilità è Gabriel Galípolo, presidente in carica della Banca Centrale. Il suo profilo tecnico lo colloca tra i candidati considerati per la guida dell’area economica dell’esecutivo.
Resta inoltre in corsa Bruno Moretti, ministro della Pianificazione. La sua candidatura viene sostenuta dai rapporti costruiti in Congresso, dove la destra dispone della maggioranza, e rappresenta un’opzione di natura più politica.
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Pasquale Ferrara, ambasciatore e docente alla Luiss, esamina a Tgcom24 il peso internazionale delle principali elezioni del 2026.