Borsa Usa in rialzo, Volpi teme la bolla dell’IA
Dow Jones, Nasdaq e S&P 500 hanno aperto positivi, ma restano dubbi su debito, politica e centri dati.
La Borsa americana ha aperto in rialzo dopo la sconfitta di Donald Trump alle elezioni di metà mandato.
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I rischi per gli investitori
Secondo Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa e autore di La finanza è colpevole, gli Stati Uniti restano «una colossale incognita». Intervistato dal Fatto, consiglia prudenza sugli investimenti americani almeno per i prossimi due anni.
Il professore prevede possibili nuovi blocchi degli uffici e dei servizi federali, legati allo scontro tra il presidente e un Congresso controllato dai democratici. A suo giudizio, l’instabilità sarebbe particolarmente pesante per chi utilizza i rendimenti finanziari per sostenere la pensione o pagare una polizza sanitaria. Per Volpi, si tratta di una «situazione estremamente pericolosa».
Anche la politica estera pesa sui conti degli Stati Uniti. Volpi ritiene che Washington debba ridurre il ricorso alla forza militare: guerre e occupazioni di aree strategiche non possono essere utilizzate per sostenere la fiducia nel debito pubblico. L’aggressività internazionale, sostiene, ha favorito inflazione e impoverimento senza risolvere il problema dei rendimenti obbligazionari.
Il voto e la reazione dei mercati
All’avvio delle contrattazioni, Dow Jones, Nasdaq e S&P 500 hanno registrato aumenti. Gli operatori hanno interpretato la prospettiva di un Congresso democratico come una garanzia di maggiore immobilismo istituzionale, con Trump ancora in grado di ricorrere al veto.
La contrapposizione tra Casa Bianca e Parlamento potrebbe quindi impedire l’approvazione di misure capaci di limitare l’attività finanziaria. Per Volpi, gli investitori apprezzano soprattutto l’assenza prevista di ostacoli alle loro decisioni.
Tuttavia, il presidente conserva strumenti per reagire al risultato elettorale. Il veto e gli ordini esecutivi potrebbero essere impiegati anche contro una finanza ritenuta poco vicina all’amministrazione. Trump potrebbe inoltre favorire operatori speculativi legati ai fondi speculativi, invece dei grandi gestori come BlackRock.
Il peso dei grandi gestori
I gruppi come BlackRock e Vanguard, secondo Volpi, avrebbero accolto con sollievo l’esito del voto. Tra le ipotesi considerate da Trump c’era infatti una riduzione del potere di voto esercitato dai gestori nelle assemblee delle società, attraverso il capitale affidato loro dai risparmiatori.
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Una modifica di questo tipo avrebbe ridimensionato l’influenza dei grandi fondi. Il docente ricorda che Trump li ha accusati di imporre alle imprese indirizzi ambientali e politiche di inclusione sociale, invece di concentrarsi soltanto sull’interesse economico di chi investe.
I democratici, d’altra parte, rischiano di dover difendere regole più severe sulla sostenibilità degli investimenti dei fondi pensione. Vincoli aggiuntivi potrebbero spingere i gestori fuori da comparti redditizi come combustibili fossili e armamenti.
La crescita della bolla IA
La paralisi tra presidente e Congresso non eliminerebbe il problema della concentrazione finanziaria. Senza nuovi interventi, i grandi gestori potrebbero continuare a convogliare enormi risparmi verso i mercati, alimentando ulteriormente le valutazioni legate all’intelligenza artificiale.
Una riconferma politica di Trump avrebbe sostenuto ancora di più società come Palantir e, in parte, Oracle, considerate vicine ai gruppi che finanziano lo sviluppo dell’IA. Per Volpi, ciò avrebbe rafforzato la componente speculativa del mercato statunitense.
Anche la vittoria democratica, però, potrebbe accelerare la correzione. Se il nuovo equilibrio politico portasse a forti limiti alla costruzione dei centri dati per motivi ambientali, le quotazioni azionarie delle aziende del settore potrebbero scendere rapidamente.
Debito, salari e tasse
Il Fondo monetario internazionale considera l’intelligenza artificiale uno dei motori dell’espansione economica, mentre i salari continuano a perdere terreno. Volpi ritiene che i democratici debbano affrontare un debito pubblico enorme e costi degli interessi molto elevati.
La risposta, secondo il docente, dovrebbe passare da un sistema fiscale più progressivo, capace di coinvolgere anche i rendimenti finanziari e i patrimoni più grandi. Le nuove entrate dovrebbero essere destinate alla riduzione della povertà, al miglioramento dell’accesso alle abitazioni, all’aumento degli stipendi e al finanziamento parziale della sanità.
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