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Attualità 3 min di lettura25 min fa

Madrid ospita il vertice: America Latina frammentata

Solo dieci Paesi su ventidue inviano i massimi rappresentanti, tra crisi politiche e assenze di peso.

Il trentesimo vertice iberoamericano si è aperto a Madrid mostrando una regione latinoamericana divisa e attraversata da crisi politiche e istituzionali.

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Un progetto senza visione comune

La difficoltà della Comunità Iberoamericana non dipende soltanto dal numero ridotto di leader presenti. Il problema riguarda la capacità di proporre una linea condivisa in un’area che chiede più autonomia sul piano internazionale, ma continua a fare i conti con disuguaglianze, fragilità democratiche e interventi esterni.

A 35 anni dalla nascita dell’organizzazione, la questione riguarda quindi il ruolo che l’America Latina intende assumere nel nuovo ordine mondiale. A Madrid è mancata soprattutto una prospettiva politica capace di trasformare una storia comune in un progetto per il futuro.


Le assenze al vertice di Madrid

Soltanto 10 dei 22 Paesi aderenti hanno inviato i propri rappresentanti di massimo livello. Non partecipano Luiz Inácio Lula da Silva e Claudia Sheinbaum, presidenti delle due economie latinoamericane più grandi.

Tra gli esponenti presenti figurano invece Javier Milei e José Antonio Kast, espressione di una destra radicale che negli ultimi anni ha ampliato la propria influenza nel continente. La partecipazione ridotta pesa sul tentativo spagnolo di rilanciare la cooperazione iberoamericana.


Crisi politiche in diversi Paesi

In Paraguay, il fallimento di Ueno Bank ha avuto ripercussioni finanziarie e sociali, con conseguenze anche per Santiago Peña. La sospensione delle attività, gli arresti dei responsabili e le proteste dei clienti hanno riportato al centro i rapporti tra il presidente, in passato vicino al gruppo proprietario, e l’istituto di credito.

Le forze di opposizione chiedono la destituzione parlamentare del capo dello Stato. Restano inoltre aperti interrogativi sui legami tra autorità politiche, banche e amministrazione delle risorse pubbliche.

In Ecuador, Daniel Noboa è nuovamente coinvolto in una controversia legata a Luisa González, sua principale avversaria alle elezioni. La dirigente vicina al correismo è stata posta in custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta su presunte anomalie nei finanziamenti elettorali, accuse che dovranno essere verificate.

La vicenda ha riacceso il confronto sull’uso della giustizia nelle competizioni politiche della regione. In Colombia, invece, Gustavo Petro è bersaglio di accuse per presunti episodi di corruzione e di rivelazioni riguardanti la sua sfera privata. Il presidente respinge ogni addebito e interpreta la campagna come un’operazione per indebolirlo politicamente.

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Le destre dopo Lula

Il Brasile sta ridefinendo gli equilibri dell’opposizione dopo la conferma di Lula alla guida del Paese. Flávio Bolsonaro si è trasferito negli Stati Uniti, mentre Tarcísio de Freitas, governatore di San Paolo, ha assunto un ruolo più visibile.

Il passaggio può favorire la costruzione di una destra successiva al bolsonarismo, intenzionata a mantenere l’eredità del movimento senza dipendere completamente dalla famiglia Bolsonaro. In Venezuela, il ritorno di María Corina Machado, sostenuto da Washington, ha invece riaperto l’ipotesi di nuove elezioni.

Il Paese è entrato in una fase di transizione dopo il sequestro di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti e l’insediamento di Delcy Rodríguez. L’influenza statunitense rimane determinante e alimenta dubbi sull’autonomia e sulla natura democratica del processo.


Dalla nascita alla crisi attuale

La Comunità Iberoamericana venne istituita nel 1991 a Guadalajara, in Messico, quando la fine della Guerra fredda sembrava favorire una stagione di collaborazione. Ne fanno parte 19 Paesi latinoamericani, Spagna, Portogallo e, dal 2004, Andorra.

L’obiettivo originario era offrire uno spazio stabile di confronto politico, valorizzando rapporti storici, culturali e linguistici. Il progetto ha però ereditato le tensioni di una relazione tra le due sponde dell’Atlantico segnata dal colonialismo e da forti squilibri.

Per la Spagna si tratta della quarta organizzazione del vertice, dopo gli appuntamenti di Madrid nel 1992, Salamanca nel 2005 e Cadice nel 2012. L’incontro arriva dopo la riunione del 2024 a Cuenca, in Ecuador, che si era trasformata in un insuccesso diplomatico: Daniel Noboa era rimasto l’unico presidente latinoamericano presente.

La sconfitta di Donald Trump nelle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, con il passaggio di entrambe le Camere del Congresso ai Democratici, mostra che l’espansione delle destre radicali può essere arrestata. La vittoria di Lula va nella stessa direzione, ma le crisi ancora aperte indicano che quel ciclo politico continua a condizionare l’America Latina.

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