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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Bonaccini e la porta socchiusa: il nodo Putin nel campo largo

Il presidente del Pd critica le destre vicine al Cremlino, ma evita di chiarire come conviverebbe con le posizioni di Conte sull’Ucraina.

Il confine tra opposizione a Vladimir Putin e disponibilità a seguirne alcune tesi non passa più soltanto tra destra e sinistra. A stabilirlo sono soprattutto le scelte su sanzioni, sostegno militare a Kyjiv e difesa europea: è questo il criterio che i casi francese e tedesco impongono anche al centrosinistra italiano.

Stefano Bonaccini dovrebbe quindi chiarire quale linea internazionale seguirebbe un eventuale governo costruito con Giuseppe Conte. Il presidente del Pd denuncia da tempo i rapporti tra le destre europee e il Cremlino, ma sul principale alleato potenziale del campo largo preferisce rinviare il confronto.


Il nodo che il Pd lascia aperto

A un incontro alla Luiss, l’altro ieri, Bonaccini ha manifestato forte allarme per la crescita dei movimenti conservatori europei legati a Putin. La preoccupazione era già emersa ad agosto, a Viareggio, quando aveva ricordato la distanza del Pd dalle manifestazioni filorusse e aveva respinto come offensiva l’idea di un partito vicino a Sergej Lavrov.

Nello stesso ragionamento, però, non sono comparsi né Jean-Luc Mélenchon né Sahra Wagenknecht. Quando gli è stato chiesto se le posizioni di Conte sulle armi a Kyjiv potessero trasformarlo nel Vannacci dell’alleanza progressista, Bonaccini non è entrato nel merito: ha sostenuto che una convergenza con il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra non sarebbe difficile, escludendo l’Ucraina dal terreno delle divisioni. Ieri ha ribadito che la coalizione sarebbe unita.


Conte detta condizioni sull’Ucraina

Il problema è che Conte non sembra trattare la questione come un dettaglio da accantonare in nome dell’unità. Gli iscritti del Movimento 5 Stelle hanno respinto, con percentuali superiori al 90 per cento, sia l’invio di armi a Kyjiv sia il rafforzamento militare europeo; dopo quel voto, Conte ha avvertito gli alleati: «Abbiamo ricevuto un mandato preciso… Se viene fuori un progetto diluito, annacquato, io a questo non mi presto».

La sua linea comprende la richiesta di interrompere le forniture belliche, l’idea che l’Ucraina disponga già di armamenti sufficienti e l’affermazione secondo cui il popolo ucraino starebbe disertando. Conte ha inoltre promesso che, da presidente del Consiglio, telefonerebbe a Putin subito dopo un colloquio con Volodymyr Zelensky. Il riarmo continentale, nella sua lettura, non aumenterebbe la sicurezza ma spingerebbe l’Europa verso il conflitto.


La convergenza radicale passa da Parigi

Le ambiguità non riguardano soltanto Roma. Il 23 settembre Mélenchon, candidato della France Insoumise all’Eliseo, ha collegato l’aumento della minaccia russa agli attacchi ucraini in profondità. Pur riconoscendo che Mosca è l’aggressore, ha sostenuto che fosse necessario interrogarsi sulla reazione di un Paese sottoposto a colpi contro la propria capitale.

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La posizione del suo movimento era già emersa in Parlamento: nel 2022 i deputati si erano astenuti sulla condanna dell’invasione russa, mentre nel 2024 avevano votato contro l’intesa di sicurezza con Kyjiv. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha parlato di indulgenza verso Putin. Il paradosso francese è completato da Marine Le Pen, che pochi giorni prima aveva accusato il Cremlino di alimentare deliberatamente l’escalation: sulla Russia, l’estrema sinistra si è così spinta più lontano della destra radicale.


A Magdeburgo il muro si incrina

Il precedente più concreto arriva però dalla Germania. A Magdeburgo, in Sassonia-Anhalt, il cordone che aveva tenuto AfD fuori dagli incarichi istituzionali è stato superato grazie ai voti del BSW di Wagenknecht, formazione di sinistra sul piano economico ma vicina alle posizioni della destra estrema su immigrazione, vaccini e rapporti con Mosca. Wagenknecht ha rivendicato la scelta con parole nette: «Il BSW mette fine all’idiozia del cordone sanitario!».

Il risultato ha portato Tobias Rausch, 35 anni, a diventare il primo esponente di Alternative für Deutschland alla guida di un parlamento regionale tedesco. L’elezione è passata con 48 voti favorevoli, 29 contrari e 5 astensioni: i soli rappresentanti di AfD non disponevano dei numeri necessari, mentre il sostegno del BSW è stato determinante.


Il confronto riguarda anche Bonaccini

Il caso tedesco mostra che l’intesa tra radicalismi può nascere quando l’avversario comune viene considerato più importante delle differenze ideologiche. In Francia, invece, le dichiarazioni di Mélenchon confermano che la critica alla politica europea e la comprensione per le ragioni del Cremlino possono attraversare la sinistra con la stessa forza con cui attraversano la destra.

Per questo la distanza da Putin non dovrebbe essere certificata dalle sole etichette politiche. Se il Pd vuole giudicare le destre europee sulla loro politica estera, deve spiegare anche come potrebbe governare con un alleato che considera chiusa la stagione delle armi e rifiuta il riarmo comune. Il rischio, per Bonaccini, è che la porta italiana verso il rossobrunismo resti formalmente chiusa a destra, ma non del tutto sbarrata a sinistra.

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