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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

“Bismillah” e le tenebre: la beffa dei giovani da Parigi a Bologna

Nelle chat delle proteste francesi compare una formula arabo-francese dall’origine incerta, poi rilanciata dai ragazzi per ironizzare sulle letture degli adulti.

Una frase comparsa in una chat di studenti francesi è diventata uno slogan ironico, capace di viaggiare dalle proteste di Parigi fino a Bologna. Il messaggio, volutamente goffo e dal tono inquietante, viene oggi riutilizzato dai giovani per prendere in giro gli adulti che interpretano il caos delle manifestazioni come il segnale di una regia estremista.

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L’origine resta avvolta nel mistero

La formula apparve agli inizi di ottobre su Snapchat, uno degli spazi usati dagli studenti francesi per coordinare le manifestazioni. A pubblicarla fu un utente che si presentava con il nome di Mamadou, lasciando scritto: “Bismillah, nel nome di Dio, ecco le tenebre”.

Non è chiaro chi si nascondesse dietro quel profilo. Tra le ipotesi circolate c’è anche quella secondo cui il messaggio possa essere stato scritto da un poliziotto, forse con l’intento di alimentare confusione o provocare una reazione. L’origine della frase, però, è rimasta incerta.


La battuta contro le letture degli adulti

La parola “Bismillah” è una comune invocazione religiosa diffusa nei Paesi musulmani e significa “nel nome di Dio”. Viene pronunciata prima della preghiera o in altri momenti della vita quotidiana, ma nella frase comparsa online è accostata in modo insolito all’idea delle tenebre.

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Proprio questa combinazione ha favorito la circolazione dello slogan. I ragazzi lo hanno ripreso con intento parodico, facendo il verso a chi cercava dietro le rivolte la presenza di giovani musulmani radicalizzati o di gruppi estremisti. La formula, nata come messaggio oscuro in una conversazione privata, è così diventata uno strumento per ridicolizzare quelle interpretazioni.


Da Parigi la frase arriva a Bologna

Il passaggio dello slogan da una chat francese alle proteste di Bologna mostra come espressioni nate negli scambi digitali possano trasformarsi rapidamente in segnali riconoscibili anche altrove. Il significato non è rimasto legato all’invocazione religiosa: nel nuovo uso prevale la componente sarcastica.

La frase conserva comunque il suo tono volutamente ambiguo. È proprio l’accostamento tra una parola araba molto nota e un’espressione francese maldestra ad averne favorito la forza provocatoria, prima nelle conversazioni degli studenti e poi nelle manifestazioni.

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