138notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Bilancio Ue, sei governi chiedono meno soldi all’Europa

Germania e altri cinque Paesi rifiutano il debito comune mentre Bruxelles prepara il bilancio 2028-2034

Sei governi europei, con la Germania in prima fila, hanno chiesto di ridurre il bilancio dell’Unione per il periodo 2028-2034. La richiesta riguarda diverse centinaia di miliardi rispetto ai quasi duemila proposti dalla Commissione.

Il paradosso è evidente: agli Stati membri si chiede di proteggere l’Europa dalla Russia, ridurre la dipendenza dalla Cina e dagli Stati Uniti, sostenere la ricerca, rafforzare la difesa e contenere il costo dell’energia. Quando arriva il momento di finanziare questi obiettivi, però, prevale la difesa dei bilanci nazionali.

Offerta del giorno28 ottobre

Rowenta

-20% sulle aspirapolveri da Rowenta

Scade tra 64 giorni
********


Un’Europa con risorse limitate

Il bilancio comunitario pesa circa l’1 per cento della ricchezza prodotta nell’Unione. La spesa pubblica complessiva degli Stati, invece, raggiunge quasi la metà del prodotto interno lordo: la maggior parte delle risorse resta quindi nelle capitali, senza uno strumento federale capace di sostenere politiche comuni.

Negli Stati Uniti il governo federale raccoglie imposte, emette debito e finanzia direttamente difesa, ricerca e previdenza. Il bilancio di Washington supera i 7.000 miliardi di dollari l’anno, pari a circa il 23 per cento del prodotto interno lordo. Il confronto non è pienamente omogeneo, perché in Europa molti programmi sanitari e previdenziali sono nazionali, ma il divario rimane ampio nei settori condivisibili: difesa, ricerca e capacità di investimento.

L’Unione monetaria è nata senza un Tesoro comune. Di conseguenza, quando un Paese entra in difficoltà deve affrontarla con strumenti propri, anche se spesso proprio gli Stati più esposti avrebbero maggiore necessità di investire. La Germania ne è un esempio: dopo aver costruito la propria forza su industria, esportazioni, salari contenuti ed energia a basso costo, Berlino ha allentato i vincoli di bilancio per finanziare infrastrutture e difesa, ma lo ha fatto soprattutto sul piano nazionale.


Il confronto sul debito comune

Questo meccanismo rischia di premiare gli Stati con più risorse, non quelli con i progetti migliori. Il mercato è unico, mentre gli aiuti alle imprese e gli investimenti pubblici restano in larga misura separati. Da qui nasce la domanda ricorrente dei Paesi considerati più prudenti: perché dovrebbero pagare per l’Italia?

Secondo la tesi federalista, la domanda parte da un presupposto sbagliato. Un bilancio comune non sarebbe un trasferimento di solidarietà tra governi, ma una forma di protezione condivisa tra cittadini. Anche una parte rilevante del mondo economico tedesco ha preso le distanze dalla posizione del cancelliere Friedrich Merz.

Il 14 ottobre, ventidue organizzazioni imprenditoriali, sindacali, ambientaliste e della società civile hanno scritto al governo federale chiedendo un bilancio europeo «significativamente più ambizioso». La lettera è stata promossa dalla Europäische Bewegung Deutschland, il Movimento europeo tedesco, e ha raccolto anche l’adesione del Bundesverband der Deutschen Industrie, la federazione dell’industria tedesca, omologa di Confindustria.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.


Difesa e ricerca senza frammentazioni

Anche nel campo della protezione sociale un assetto federale potrebbe offrire strumenti più efficaci. Diversi studi indicano che, nelle federazioni, le crisi vengono assorbite soprattutto attraverso imposte e sostegni diretti alle famiglie, come le indennità di disoccupazione, più che mediante trasferimenti tra governi.

Lorenzo Bini Smaghi, già componente del comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha avvertito che gli eurobond non possono risolvere ogni problema da soli. Per renderli sostenibili servirebbero entrate proprie dell’Unione e un’autorità responsabile delle decisioni di spesa. L’obiezione, però, sostiene proprio l’idea di un bilancio federale fondato su risorse e responsabilità comuni.

I problemi italiani — produttività debole, crescita ridotta e debito pubblico elevato — non verrebbero cancellati da un bilancio europeo. La difesa, tuttavia, non può essere costruita sommando ventisette eserciti, così come la ricerca difficilmente può competere con Stati Uniti e Cina se rimane divisa in ventisette sistemi separati.

NextGenerationEU ha già mostrato che l’emissione di debito comune è possibile, ma quell’esperienza è rimasta un’eccezione. Si ripropone così un circolo vizioso: con poche risorse l’Europa non riesce a mantenere le promesse, e proprio le delusioni alimentano la resistenza a darle nuovi strumenti finanziari.


Una scelta ancora incompiuta

Negli Stati Uniti il confronto riguarda l’efficacia e le dimensioni della spesa federale. Nell’Unione europea, invece, il dibattito è ancora più arretrato: prima di discutere come spendere, i governi devono decidere se attribuire davvero all’Europa le risorse necessarie per agire.

Una federazione renderebbe i cittadini, e non soltanto i governi nazionali, titolari di diritti e obblighi comuni: dal pagamento delle imposte alla scelta sull’uso delle entrate. Le prime istituzioni europee avevano già imboccato quella direzione. La Ceca mise in comune le fonti energetiche; la Ced tentò, senza successo, di unificare gli eserciti. Era il progetto degli anni Cinquanta e, sul finanziamento delle decisioni essenziali, l’Unione sembra non essersi ancora allontanata da quel punto.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere