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Attualità 3 min di lettura4 ore fa

Bilancio Ue, scontro sui 141 miliardi: Bruxelles avverte, l’Italia frena

La bozza irlandese per il periodo 2028-2034 riduce la proposta della Commissione e restringe i margini per affrontare crisi e imprevisti.

Il negoziato sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea entra in una fase delicata: la presidenza irlandese del Consiglio propone di ridurre di 141 miliardi di euro la dotazione indicata dalla Commissione per il settennio 2028-2034. Bruxelles considera il compromesso insufficiente e teme che la sforbiciata renda più difficile finanziare le priorità comuni e reagire a nuove emergenze.

La proposta sarà esaminata a Bruxelles il 15 e 16 ottobre, mentre tra gli Stati membri restano posizioni molto distanti. Per approvare il Quadro finanziario pluriennale sarà necessaria l’unanimità dei Ventisette.


Bruxelles teme un bilancio meno elastico

La bozza irlandese porta il bilancio complessivo da 1.763 a 1.622 miliardi di euro a prezzi costanti, con una riduzione dell’8% rispetto alla richiesta iniziale della Commissione. I tagli colpiscono soprattutto gli strumenti di flessibilità e di emergenza, quelli pensati per affrontare calamità naturali, alluvioni, siccità, pandemie e crisi energetiche.

Una portavoce dell’esecutivo europeo ha richiamato le parole pronunciate da Ursula von der Leyen a Strasburgo e ha avvertito: «Tagli ingenti rischiano di compromettere le priorità fondamentali su cui abbiamo concordato collettivamente». La Commissione chiede quindi risorse sufficienti per sostenere investimenti e riforme, mantenendo il bilancio capace di adattarsi agli eventi inattesi.

Nel dettaglio, la spesa per sviluppo regionale, agricoltura e pesca diminuirebbe del 3%, mentre quella destinata a competitività e sicurezza calerebbe del 13%. La Commissione contesta anche l’indebolimento del collegamento tra i piani nazionali e regionali e le raccomandazioni rivolte ai singoli Paesi, ritenuto essenziale per promuovere i cambiamenti strutturali.


Le cifre della proposta irlandese

Il sostegno diretto al reddito degli agricoltori resterebbe intorno ai 261 miliardi di euro. Le risorse per la coesione economica, sociale e territoriale, comprese quelle per pesca, aree rurali e turismo, salirebbero invece da 404,9 a 410,1 miliardi. Considerando insieme coesione, agricoltura, sviluppo rurale e marittimo e rimborso del Recovery, la relativa rubrica scenderebbe però da 946,4 a 914,2 miliardi.

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La contrazione più ampia riguarderebbe la voce competitività, prosperità e sicurezza, ridotta da 522,2 a 455,6 miliardi. Anche il capitolo Europa globale perderebbe risorse, passando da 190 a 156,9 miliardi, mentre le spese amministrative delle istituzioni europee scenderebbero da 104,4 a 95,3 miliardi.

Tra i programmi principali, Horizon Europe passerebbe da 154,9 a 140 miliardi, Erasmus+ da 36,2 a 34,7 miliardi e il meccanismo per le infrastrutture europee da 72,3 a 61,9 miliardi. Resterebbero invece invariati i 149,3 miliardi destinati al rimborso del debito di Next Generation EU e gli 88,9 miliardi della riserva per l’Ucraina.


Parlamento e governi chiedono modifiche

Il Parlamento europeo considera la bozza troppo ridotta e punta a un aumento del 10% rispetto alla proposta della Commissione, arrivata a circa 2.000 miliardi di euro nel quadro delle sue richieste. I parlamentari ritengono che l’impostazione irlandese indebolisca l’Unione e hanno già fatto sapere che, così com’è, non avrebbe il loro sostegno.

Sul fronte opposto, Germania, Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca chiedono risparmi ancora più rilevanti. La presidenza irlandese ha cercato di proteggere agricoltura e coesione, ma ha concentrato le riduzioni sull’azione esterna, sulla competitività e sul funzionamento delle istituzioni.

In Italia, Francesco Lollobrigida ha accolto positivamente la tutela della politica agricola comune, ma ha definito «una follia» il taglio di 2,5 miliardi alla riserva per le emergenze agricole. Anche Giorgia Meloni, intervenendo all’assemblea di Assolombarda, ha sostenuto la necessità di finanziare nuove priorità, inclusa la competitività, senza sottrarre fondi alla coesione e alla politica agricola.

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