Bilancio Ue, il rinvio è già sul tavolo: novembre decisivo
A Bruxelles i 27 non superano le divisioni sulla spesa europea e sulle emissioni: António Costa convoca un nuovo vertice, ma la scadenza di dicembre resta incerta.
Quattordici ore di confronto non sono bastate per avvicinare le posizioni dei 27 sul prossimo bilancio dell’Unione europea. Il vertice di Bruxelles si è chiuso senza un’intesa e António Costa ha convocato una riunione straordinaria per il 26 novembre, con l’obiettivo di sbloccare il negoziato entro la fine del 2026. Diversi governi, tuttavia, dubitano che il calendario possa essere rispettato.
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La scadenza divide i governi
L’accordo politico entro dicembre servirebbe a lasciare tutto il 2027 per approvare le norme necessarie a rendere operativo il quadro finanziario dal primo gennaio 2028. Le conclusioni del vertice, però, non impongono un termine vincolante: si limitano a riconoscere che una decisione entro il 2026 faciliterebbe il successivo iter legislativo.
Un rinvio non provocherebbe nell’immediato la sospensione dei finanziamenti europei, ma accorcerebbe i tempi per completare l’intera procedura, che coinvolge anche il Parlamento europeo. La presidente dell’assemblea, Roberta Metsola, ha avvertito che gli eurodeputati non approveranno automaticamente qualsiasi compromesso raggiunto dai governi.
A rendere più difficile il calendario contribuiscono anche gli appuntamenti elettorali del 2027. Sono previste elezioni politiche in Italia e Polonia, mentre ad aprile si voterà in Francia. Emmanuel Macron ha sostenuto la necessità di chiudere il dossier entro dicembre, spiegando ai colleghi che la campagna presidenziale potrebbe ridurre il suo spazio di manovra. Marine Le Pen, in testa ai sondaggi, ha promesso di diminuire il contributo francese al bilancio comune e ha accusato le istituzioni europee di voler accelerare i tempi.
Non tutti condividono l’urgenza francese. Ulf Kristersson non considera indispensabile raggiungere un’intesa entro dicembre, mentre Giorgia Meloni ha escluso che l’Italia possa accettare un compromesso penalizzante solo per rispettare una scadenza. Luc Frieden, pur ritenendo possibile un accordo entro Natale, ha osservato che un eventuale slittamento non sarebbe necessariamente insuperabile.
Il nodo dei 1.620 miliardi
Il progetto elaborato dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea assegna al bilancio pluriennale 2028-2034 una dotazione di circa 1.620 miliardi di euro. La cifra è già inferiore alla proposta iniziale della Commissione europea, ma non ha colmato la distanza tra i paesi che chiedono di contenere la spesa e quelli che temono tagli alle politiche tradizionali.
Le risorse dovranno sostenere agricoltura, coesione territoriale e ricerca, oltre a finanziare priorità considerate sempre più importanti, come difesa e competitività industriale. Germania, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia, il gruppo dei cosiddetti frugali, chiedono ulteriori riduzioni. Friedrich Merz ha indicato anche i fondi per le regioni più deboli tra i possibili settori da ridimensionare, mentre Ulf Kristersson ha contestato l’aumento stimato del contributo netto svedese, vicino al 60 per cento.
Sul fronte opposto, i 17 paesi degli Amici della coesione, tra cui Italia e Spagna, vogliono proteggere gli stanziamenti per l’agricoltura e per la riduzione delle disparità territoriali. Pedro Sánchez ha giudicato la proposta irlandese non all’altezza delle ambizioni europee e Meloni ha respinto l’ipotesi di ulteriori contrazioni.
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Le alleanze, tuttavia, non sono rigide. Gli Stati baltici chiedono più fondi per la difesa in ragione della minaccia russa, mentre la Finlandia vuole preservare il sostegno all’agricoltura nonostante appartenga al gruppo dei frugali. La Francia non ha ancora definito una posizione sull’ammontare complessivo, anche per il difficile equilibrio tra obiettivi europei e conti pubblici nazionali.
Per superare l’impasse, Costa seguirà direttamente la nuova fase delle trattative e presenterà un testo prima dell’incontro del 26 novembre. Sul tavolo potrebbero finire modifiche alla flessibilità della spesa e nuove entrate comuni: tra le ipotesi ci sono prelievi sulle grandi aziende tecnologiche, sulle attività legate alle criptovalute e sul gioco d’azzardo in rete. Sarà inoltre valutata una proposta greca per destinare al bilancio europeo una parte dei futuri introiti nazionali ottenuti dall’assegnazione delle frequenze mobili 6G.
Nikos Christodoulides ha suggerito invece di accorciare la programmazione finanziaria a tre o quattro anni, così da adattarla più rapidamente alle crisi. L’idea si scontra però con le regole attuali, che fissano in almeno cinque anni la durata del quadro finanziario pluriennale.
Energia e clima riaprono lo scontro
Nel vertice si è discusso anche dell’aumento dei prezzi dell’energia e del rapporto tra sostegno a famiglie e imprese e obiettivi climatici già approvati. Il confronto, inizialmente concentrato sulle misure contro il caro-energia, si è poi protratto per circa tre ore sulle regole europee per il mercato delle emissioni.
Il sistema ETS assegna un costo alla CO2 prodotta da impianti industriali e centrali elettriche. La nuova versione, denominata ETS2, dovrebbe applicare lo stesso principio ai carburanti usati nei trasporti stradali e negli edifici, con il rischio di aumentare le spese sostenute da nuclei familiari e aziende mentre l’energia è già rincarata per effetto delle tensioni internazionali e della guerra in Medio Oriente.
Italia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria hanno chiesto di posticipare l’entrata in vigore del meccanismo almeno fino al 2030. La domanda di rinvio si è così aggiunta al negoziato sul bilancio, ampliando il confronto tra i governi sulle modalità e sui tempi della transizione climatica.
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