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Attualità 2 min di lettura3 giorni fa

Berna frena sulla neutralità: doppio no nelle urne svizzere

Gli elettori respingono sia la stretta costituzionale sostenuta dall’Udc sia il piano sull’autosufficienza alimentare, con percentuali contrarie vicine al 70%.

Il secondo referendum sottoposto agli elettori svizzeri ha raccolto un rifiuto ancora più ampio: l’iniziativa «per una alimentazione sicura» si avvia verso una bocciatura con circa il 72% dei voti contrari. Il progetto chiedeva di aumentare rapidamente la quota di derrate prodotte sul territorio e di garantire acqua potabile di elevata qualità.


L’autosufficienza alimentare resta lontana

Promotori e sostenitori del testo puntavano a portare il livello netto di approvvigionamento interno al 70% nell’arco di dieci anni. Oggi la quota si aggira intorno al 45%, mentre le stime del Governo di Berna indicano un possibile incremento almeno fino al 50% soltanto entro il 2050.

Esecutivo e Parlamento hanno giudicato sproporzionato l’obiettivo fissato dall’iniziativa. Le istituzioni hanno ricordato che protezione dell’agricoltura e salvaguardia ambientale fanno già parte da tempo delle priorità della Confederazione.


La neutralità non cambia le regole

Sul quesito più politico, il fronte contrario ha prevalso con circa il 70% a scrutinio quasi ultimato. Il risultato è stato particolarmente netto nei Cantoni francofoni; anche nelle aree germanofone il no ha mantenuto un’ampia maggioranza, mentre in Ticino si è imposto con un margine più ridotto, pari al 51%.

La proposta avrebbe inserito nella Costituzione vincoli più severi sull’interpretazione della neutralità svizzera. Tra gli effetti previsti c’era la possibilità di aderire soltanto alle sanzioni approvate dall’Onu e di cooperare con alleanze militari esclusivamente in presenza di un attacco diretto alla Confederazione.

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L’Udc, cioè l’Unione di centro, aveva promosso la consultazione contestando l’adesione di Berna a gran parte delle misure punitive adottate dall’Unione europea contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Il partito considera inoltre rischioso l’avvicinamento della Svizzera sia alla Ue sia alla Nato.


Seconda battuta d’arresto per l’Udc

La bocciatura rappresenta il secondo insuccesso recente per la destra nazionalista. A giugno era stata respinta anche la proposta che mirava a fissare a 10 milioni il limite della popolazione svizzera, con un’impostazione contraria all’immigrazione e alla libera circolazione con l’Unione europea: allora i no avevano superato il 54%.

In questa occasione il Governo e il Parlamento si erano schierati compatti contro la riforma, insieme ai principali partiti liberali, democristiani, socialisti e verdi. Secondo i sostenitori dell’attuale assetto, la neutralità deve poter essere adattata alle circostanze e una dipendenza esclusiva dalle decisioni dell’Onu sarebbe problematica, anche per il frequente ricorso al veto.

La Svizzera non appartiene né alla Ue né alla Nato, ma mantiene con Bruxelles numerosi accordi bilaterali e con l’Alleanza un rapporto di dialogo. Le collaborazioni in materia di sicurezza con i Paesi confinanti sono state indicate come necessarie per non ridurre la capacità di difesa nazionale: il voto ha confermato questa linea.

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