Benzina e stoppini sul bus: tre minorenni ora in comunità
Dopo il fermo durante gli scontri in centro, i ragazzi hanno ammesso il pentimento; intanto la prefettura prepara le misure per la prossima manifestazione
La prossima manifestazione annunciata contro il riarmo e i centri di elaborazione dati mantiene alta la tensione in città. Il corteo, promosso dalla rete «Noi la guerra non la paghiamo», riunisce diverse realtà antagoniste e anarchiche e sarà al centro del vertice convocato in prefettura per domani mattina.
La prefettura prepara il corteo
Durante la riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica saranno definite le misure necessarie a gestire l’iniziativa. L’obiettivo è contenere il rischio di nuovi disordini dopo gli scontri avvenuti sabato scorso.
Parallelamente prosegue il lavoro degli investigatori, impegnati a riconoscere altre persone coinvolte negli episodi di violenza. L’attenzione delle forze dell’ordine resta quindi concentrata sia sui responsabili già individuati sia sulla manifestazione in programma.
Tre ragazzi trasferiti in comunità
Nel frattempo il giudice del tribunale per i minorenni ha confermato il fermo dei tre giovani, tutti tra i 15 e i 17 anni. Dopo il passaggio dal carcere minorile Ferrante Aporti, i ragazzi sono stati destinati a una comunità.
Per due di loro non risultano precedenti problemi con la giustizia, mentre il terzo dovrà comparire in tribunale tra alcuni giorni. L’accusa riguarda il possesso di materiale destinato alla preparazione di bottiglie incendiarie durante la protesta contro il caro vita.
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Il viaggio con benzina e stoppini
Secondo quanto ricostruito, i tre erano arrivati dalla zona sud della città e avevano preso il bus 5 insieme agli altri passeggeri. Negli zaini trasportavano bottiglie contenenti benzina e stoppini, materiale che sarebbe poi stato utilizzato per confezionare le molotov.
L’intervento della Digos è scattato in piazza Castello, nei pressi del monumento al Duca d’Aosta. Gli agenti hanno visto i ragazzi estrarre dagli zaini le bottiglie e sono intervenuti mentre il corteo stava trasformandosi in una sequenza di scontri urbani.
Il pentimento davanti alla procuratrice
Davanti alla procuratrice dei minori del Piemonte Emma Avezzù, i tre hanno riconosciuto la gravità della loro condotta. Hanno espresso rammarico non soltanto per ciò che avevano fatto, ma anche per le possibili conseguenze di un eventuale lancio delle bottiglie incendiarie.
Il loro atteggiamento è stato simile a quello assunto da altri coetanei fermati dopo gli scontri del 17 ottobre e successivamente accompagnati in procura dai genitori. Le indagini, intanto, non sono concluse e puntano a chiarire il ruolo degli altri partecipanti ai disordini.
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