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Attualità 2 min di lettura4 ore fa

Bce, il dopo Lagarde riapre il dubbio sull’economia europea

La successione coinvolgerà governi e alleanze, ma il nodo riguarda gli effetti sociali delle politiche monetarie

Christine Lagarde lascerà la guida della BCE, aprendo il confronto sul modello economico europeo. La discussione non riguarda soltanto il nome del prossimo presidente, ma anche l’eredità delle politiche adottate negli ultimi anni.

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Il costo sociale della stabilità

L’istituzione ha un mandato preciso: mantenere sotto controllo i prezzi. Non stabilisce gli stipendi, non decide le imposte e non costruisce abitazioni pubbliche. Per questo sarebbe scorretto attribuire direttamente a Lagarde ogni difficoltà vissuta dalle famiglie europee.

La politica monetaria, però, produce conseguenze concrete. L’aumento rapido dei tassi può contribuire a ridurre l’inflazione, ma rende più onerosi i mutui a tasso variabile, scoraggia gli investimenti delle imprese, limita l’accesso al credito per i giovani e aumenta il costo del finanziamento del debito pubblico.

Salari stagnanti, crescita contenuta, crisi industriali, affitti più pesanti e disuguaglianze hanno alimentato una diffusa percezione di impoverimento. Le proteste nelle piazze non dimostrano da sole il fallimento di una teoria economica, ma rappresentano un segnale politico che le istituzioni non possono ignorare.


La partita per la successione

Il presidente della BCE è formalmente indipendente dai governi, ma viene scelto dal Consiglio europeo. La nomina nasce quindi da trattative tra Stati, accordi politici, interessi nazionali e bilanciamenti tra le diverse aree dell’Unione. Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi sono già coinvolti nei possibili equilibri.

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L’Italia può contare su Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, già componente del Comitato esecutivo della BCE e oggi presidente del Consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali. Le competenze, dunque, non mancano: un’eventuale marginalità italiana dipenderebbe soprattutto dal peso politico esercitato nella trattativa.

La scelta del successore mostrerà anche quanto sia labile il confine tra competenza tecnica e decisione politica. I governi indicano chi guiderà un’istituzione indipendente; le sue decisioni incidono sulla vita sociale e quelle conseguenze tornano poi alla politica sotto forma di consenso, protesta o astensione.

Il punto non è stabilire se Lagarde sia stata competente, ma capire se il modello che ha rappresentato sia ancora sufficiente per un’Europa dove molti cittadini non collegano più gli indicatori economici a un miglioramento delle proprie condizioni. Limitarsi a sostituire una persona con un’altra, mantenendo invariata quella concezione dei rapporti tra tecnica, mercato e società, lascerebbe irrisolta una questione che ormai riguarda anche la fiducia democratica.

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