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Auto a noleggio e dati militari: l’allarme che scuote la Norvegia

Volti dei militari, spostamenti, tempi di permanenza e perfino codici per entrare in strutture riservate: sono queste le informazioni che alcuni veicoli noleggiati avrebbero registrato durante un’esercitazione della Guardia nazionale nor…

Volti dei militari, spostamenti, tempi di permanenza e perfino codici per entrare in strutture riservate: sono queste le informazioni che alcuni veicoli noleggiati avrebbero registrato durante un’esercitazione della Guardia nazionale norvegese. L’episodio ha fatto emergere il problema della sicurezza dei mezzi connessi impiegati vicino a obiettivi strategici.

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Dati raccolti vicino agli obiettivi

Secondo le ricostruzioni disponibili, sulle automobili erano presenti sistemi di acquisizione non richiesti dalla Guardia nazionale. Le apparecchiature avrebbero ripreso i militari mentre salivano o scendevano dai mezzi, seguito gli itinerari percorsi e misurato la durata delle soste.

Tra le informazioni finite nei sistemi figurerebbero anche codici utilizzati per accedere a installazioni riservate. Non è stato chiarito se quei dati siano stati trasferiti a soggetti esterni, ma la loro stessa raccolta in prossimità di aree sensibili ha sollevato forti perplessità.


L’esercitazione nel cuore di Oslo

Il caso riguarda Hovedstad, una delle principali attività addestrative organizzate in Norvegia, svolta dal 14 al 18 settembre con la partecipazione di 5mila uomini. Lo scenario prevedeva la simulazione della difesa del Parlamento e dell’aeroporto di Oslo.

Per sostenere la mobilitazione, la Guardia nazionale aveva utilizzato vetture prese a noleggio da Hertz Norway. Almeno due dei mezzi erano automobili elettriche Deephal, prodotte dal marchio Changan; Hertz Norway è controllata da Volvo Cars, che appartiene al gruppo cinese Zhejiang Geely Holding.

Volvo Cars ha respinto qualsiasi responsabilità. L’azienda ha sostenuto che le informazioni presenti nei veicoli sono state eliminate e ha aggiunto che nessun dato può essere trasmesso a Geely in assenza di specifici accordi giuridici.

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Il precedente polacco e le cautele britanniche

La vicenda norvegese si inserisce in un confronto più ampio sulla presenza di tecnologie sviluppate fuori dall’Europa all’interno di veicoli che possono avvicinarsi a infrastrutture militari. Il 17 febbraio la Polonia ha comunicato il divieto di avvicinare automobili di produzione cinese a strutture militari o considerate strategiche.

Le autorità polacche hanno motivato la misura con la presenza, su questi mezzi, di telecamere, sensori e strumenti capaci di raccogliere e inoltrare informazioni a terzi. Ai militari è stato inoltre proibito collegare i telefoni cellulari ai dispositivi installati nelle automobili.

Misure analoghe sono state adottate anche nel Regno Unito. Nel Paese, i marchi cinesi rappresentano il 15% delle nuove immatricolazioni: 175mila veicoli nella prima metà del 2026, oltre il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


Microfoni, droni e nuove vulnerabilità

L’attenzione britannica si è concentrata anche sul drone marittimo senza equipaggio K3 Scout, impiegato dalla Royal Navy. Un componente cinese inserito nella telecamera del mezzo avrebbe inviato segnali di presenza a un indirizzo di rete situato in Cina.

Nei Paesi Bassi, invece, il servizio di intelligence Aivd ha invitato a considerare con maggiore attenzione i rischi di spionaggio legati alle automobili moderne. Il documento segnala in particolare la presenza di microfoni capaci di registrare conversazioni e, in alcuni casi, di essere attivati anche a distanza.

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