Audi, 4 miliardi negli Stati Uniti: il voto dei lavoratori può fermare tutto
Il progetto americano di Audi nasce per ridurre i costi doganali e rilanciare un marchio in difficoltà sul mercato statunitense, ma ora rischia di trasformarsi in un caso politico e sindacale.
Il progetto americano di Audi nasce per ridurre i costi doganali e rilanciare un marchio in difficoltà sul mercato statunitense, ma ora rischia di trasformarsi in un caso politico e sindacale. L’investimento da 4 miliardi di dollari dovrà infatti passare dal Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen, dove i rappresentanti dei dipendenti dispongono della metà dei seggi.
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La fabbrica americana divide il gruppo
La contestazione è esplosa dopo la partecipazione di Gernot Döllner, amministratore delegato di Audi, a un comizio di Donald Trump il 24 ottobre a Perry, in Georgia. L’evento era servito ad annunciare il piano per il nuovo stabilimento, ma la scelta del palcoscenico ha provocato la reazione dei vertici sindacali tedeschi.
Christiane Benner, alla guida di IG Metall, ha definito la presenza di Döllner “profondamente imbarazzante” e “politicamente inaccettabile”. Daniela Cavallo, presidente del consiglio aziendale Volkswagen, ha invece sostenuto che il manager abbia dato un appoggio concreto alla campagna repubblicana, a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre.
In Georgia 200.000 veicoli ogni anno
Il sito produttivo dovrebbe entrare nella fase di costruzione nel 2027 e iniziare a funzionare nei primi anni del prossimo decennio. La capacità prevista è di 200.000 veicoli all’anno, con 4.500 nuovi posti di lavoro; dalle linee dovrebbero uscire Q7, Q8 e Q9, oggi assemblati in Slovacchia con motori termici e ibridi ricaricabili.
Circa il 50% della produzione sarebbe destinato agli acquirenti statunitensi. La località è stata selezionata al termine di un’analisi durata tre anni e condotta su 70 possibili aree: tra i fattori considerati figurano l’accesso all’energia, la presenza di fornitori collegati a Volkswagen e le condizioni del terreno industriale.
Dazi e vendite spingono Audi oltreoceano
La pressione dei dazi ha accelerato una scelta già esaminata da tempo. Negli Stati Uniti Audi vende automobili importate dall’Europa e dal Messico e nel 2025 ha pagato 1,4 miliardi di dollari in tariffe doganali, su un totale di 4 miliardi sostenuto nello stesso ambito dall’intero Gruppo Volkswagen.
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La produzione locale dovrebbe migliorare la posizione del marchio nei confronti di Bmw e Mercedes, che dispongono da anni di impianti negli Stati Uniti, oltre a limitare l’impatto delle variazioni tra le valute. L’urgenza è aumentata dopo la contrazione delle consegne: nel 2025 Audi ha venduto negli Usa 164.942 unità, il 16% in meno, mentre nel terzo trimestre del 2026 il calo è stato del 15%.
Il voto decisivo resta in Germania
Döllner ha respinto le accuse legate all’evento, spiegando che accogliere l’invito della Casa Bianca era un gesto di rispetto istituzionale verso il Paese nel quale Audi vuole investire. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, tuttavia, le norme interne del marchio impedirebbero ai dirigenti di comparire pubblicamente con candidati politici nei tre mesi che precedono una consultazione elettorale.
Il passaggio decisivo sarà l’autorizzazione del Consiglio di Sorveglianza Volkswagen, attesa entro la fine dell’anno. Sullo sfondo c’è la riorganizzazione del gruppo in Germania, che prevede forti riduzioni dell’organico e possibili chiusure, compreso lo stabilimento Audi di Neckarsulm dopo il 2030.
Döllner sostiene che il territorio tedesco continuerà a essere il centro tecnologico di Audi e che la fabbrica georgiana non sottrarrà attività agli impianti nazionali. Resta però da capire se il conflitto sindacale sulla partecipazione al comizio di Trump influenzerà il via libera al piano americano.
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