Armao, tra assoluzioni e potere: il percorso dell’avvocato siciliano
Dalle cattedre universitarie agli assessorati, passando per candidature, consulenze e vicende giudiziarie, il profilo pubblico di Gaetano Armao si intreccia con quello di Giusi Bartolozzi.
A novembre 2025 si è conclusa con un’assoluzione definitiva la vicenda fiscale che coinvolgeva Gaetano Armao: l’ex assessore è stato prosciolto perché ritenuto estraneo al fatto contestato. Un esito che si aggiunge all’archiviazione ottenuta nel 2013 in un procedimento per peculato legato all’utilizzo di un’auto di servizio.
Nel frattempo, il nome dell’avvocato amministrativista è comparso in una nuova indagine per corruzione condotta dalla Procura e dalla Squadra mobile di Palermo. Il procedimento più recente si inserisce in una storia professionale segnata da incarichi accademici, ruoli istituzionali, esperienze politiche e rapporti con ambienti di primo piano della Sicilia.
Le vicende giudiziarie ancora aperte
Nel gennaio 2023 il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catania, Marina Rizza, ha disposto il rinvio a giudizio di Armao nell’inchiesta sulla gestione della Società degli Interporti Siciliani Spa, realtà interamente controllata dal settore pubblico. L’indagine era stata sviluppata dal nucleo investigativo del comando provinciale di Catania.
Secondo l’accusa, tra settembre 2019 e marzo 2021 Armao avrebbe esercitato pressioni su Rosario Torrisi Rigano, amministratore unico della società, con il coinvolgimento dell’ex assessore regionale Marco Falcone, oggi eurodeputato di Forza Italia, e di Giuseppe Li Volti, già assistente parlamentare e coordinatore della segreteria particolare di Falcone.
Sono stati mandati a processo anche Torrisi Rigano, Li Volti, Falcone, la dipendente dell’Interporto Cristina Sangiorgi e l’imprenditore logistico Luigi Cozza. Le contestazioni comprendono, a vario titolo, l’induzione indebita, l’appropriazione di denaro pubblico, la corruzione legata a un atto contrario ai doveri d’ufficio e la falsificazione o l’impiego illecito di sigilli pubblici.
Un matrimonio tra magistratura e politica
Armao è sposato in seconde nozze con Giuseppa “Giusi” Lara Bartolozzi, magistrata nata a Gela nel 1969. Dopo gli inizi nei tribunali di Gela e Palermo, Bartolozzi è approdata nel 2013 alla Corte d’appello di Roma, prima di intraprendere a sua volta un percorso politico e istituzionale.
Nel 2018 Silvio Berlusconi la scelse come capolista di Forza Italia alla Camera nel collegio di Agrigento. Eletta, durante la legislatura entrò in contrasto con il partito e non venne riproposta alle elezioni politiche del 2022. In seguito fu nominata capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, incarico che le valse il soprannome di “zarina”.
Bartolozzi ha lasciato quel ruolo lo scorso marzo, dopo le polemiche sulla scarcerazione del generale libico Almasri e per alcune dichiarazioni sui magistrati, descritti come un “plotone di esecuzione” in prossimità del referendum sulla giustizia. Successivamente ha abbandonato anche l’Anm. A Roma è stata iscritta nel registro degli indagati nell’ambito del caso Almasri, per presunte dichiarazioni non veritiere davanti al Tribunale dei ministri: avrebbe sostenuto che Nordio non conoscesse il percorso seguito per arrivare alla liberazione del generale.
Dagli atenei ai palazzi istituzionali
Nato a Palermo nel 1962, Armao proviene da una famiglia legata all’avvocatura: suo padre era Liborio Armao Gramignani. Dopo gli studi al liceo Gonzaga e l’esperienza nel Movimento eucaristico giovanile dei Padri Gesuiti, ha conseguito la laurea e l’abilitazione professionale.
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A 34 anni insegnava già all’Università degli Studi di Palermo materie come diritto amministrativo, diritto pubblico dell’economia, diritto regionale, ordinamento degli enti locali e contabilità dello Stato. Nei primi anni Duemila ha iniziato a ricevere incarichi politici e consulenze da Totò Cuffaro, allora presidente della Regione siciliana per l’Udc, da Diego Cammarata, sindaco di Palermo espressione di Forza Italia, e dal ministro per gli Affari regionali Enrico La Loggia.
Nel suo percorso figurano inoltre collaborazioni con la Commissione parlamentare antimafia, con l’organo parlamentare chiamato a occuparsi dei rapporti tra Stato e Regioni e con diversi ministeri. La sua attività si è quindi sviluppata tra università, amministrazioni pubbliche e organismi istituzionali.
Le sfide elettorali e gli incarichi regionali
Nel 2009 Armao entrò nella giunta siciliana guidata da Raffaele Lombardo, esponente del Movimento per le Autonomie. In quell’esecutivo seguì le deleghe alla Presidenza, ai Beni culturali e all’Economia.
Nel 2015 fondò il Movimento Sicilia Nazione con l’obiettivo di costruire una candidatura moderata nel centrodestra per le regionali del 2017. In seguito rinunciò alla corsa per sostenere Nello Musumeci, che lo inserì nella propria squadra come assessore all’Economia e vicepresidente della Regione siciliana.
La presidenza di Palazzo d’Orleans rimase comunque il suo principale obiettivo politico. Nel 2022 si presentò nuovamente alle elezioni regionali con il sostegno di Carlo Calenda, che gli affidò la responsabilità delle politiche euro-mediterranee di Azione, e con l’appoggio di Italia Viva di Matteo Renzi. La candidatura del Terzo Polo raccolse 44.144 preferenze, pari al 2,08%, risultato che non gli consentì di entrare nell’Assemblea regionale siciliana.
Dopo quella sconfitta, Renato Schifani, che lo aveva sfidato nella corsa alla presidenza e aveva poi vinto sostenuto da Forza Italia, gli affidò un incarico di consulenza giuridica. Armao fu chiamato a seguire i rapporti con Bruxelles e Roma sui finanziamenti di provenienza esterna alla Regione.
Nell’agosto 2023 Schifani gli assegnò anche la guida della Commissione tecnica specialistica della Regione siciliana. L’organismo esprime pareri sulle autorizzazioni ambientali relative a opere e progetti energetici nell’isola; Armao ha mantenuto la presidenza fino allo scorso agosto.
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