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Attualità 2 min di lettura52 min fa

Arezzo, Jasmine Piattelli ottiene i documenti con il genere scelto

Il tribunale ha accolto la richiesta senza relazioni psicologiche o sanitarie, riconoscendo il percorso personale della ricorrente.

Il tribunale di Arezzo ha autorizzato Jasmine Piattelli a modificare nome e indicazione di genere sui documenti anagrafici senza presentare certificazioni psicologiche, psichiatriche o mediche. La decisione è definitiva e, secondo quanto emerso, potrebbe rappresentare il primo caso di questo tipo in Italia.

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Il riconoscimento dell’identità

Piattelli, presidente di Arcigay Arezzo-Chimera Arcobaleno, ha ottenuto il provvedimento dopo aver ricostruito davanti al giudice la propria storia personale e il percorso vissuto. Il tribunale ha ritenuto sufficiente questo racconto, senza imporre ulteriori valutazioni cliniche.

La donna ha contestato l’idea che una persona transgender debba dimostrare la propria identità attraverso un medico. «Non devo dimostrarlo a un medico», ha spiegato, sottolineando di non considerare la propria condizione una malattia.


Un iter spesso lungo e costoso

La procedura normalmente richiesta per cambiare nome e genere sui documenti può durare anni. In genere prevede colloqui e valutazioni psicodiagnostiche in una struttura sanitaria, oltre alla produzione di una relazione da sottoporre al tribunale.

Dopo il deposito della documentazione, il percorso prosegue con le udienze e gli eventuali approfondimenti disposti dal giudice. Le spese possono raggiungere alcune migliaia di euro. Nel caso di Piattelli, invece, non sono stati richiesti documenti clinici aggiuntivi.

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La posizione delle associazioni

La causa è stata seguita dall’avvocato Matteo Mammini, presidente di Rete Lenford, Avvocatura per i diritti Lgbti+. L’associazione ha definito la pronuncia rilevante perché separa il riconoscimento giuridico dell’identità di genere dall’obbligo di ottenere una valutazione sanitaria.

«Essere trans non è una malattia da certificare, né l’identità deve essere autorizzata dalla medicina per essere riconosciuta dal diritto», ha dichiarato Mammini. Secondo Rete Lenford e Chimera Arcobaleno, il provvedimento può rafforzare l’idea dell’identità di genere come diritto individuale, senza vincolarlo a un percorso clinico.


Il nuovo documento e le richieste

Piattelli ha raccontato di aver ritirato il nuovo documento in Comune nei giorni scorsi, vivendo quel momento con forte emozione. Ha ricordato anche il disagio provato quando era costretta a utilizzare negli atti ufficiali il nome anagrafico precedente.

Dopo oltre vent’anni di impegno per i diritti, ha definito la pronuncia un passo limitato ma significativo verso l’autodeterminazione delle persone transgender. Ora auspica una legge in linea con i principi europei e riferisce che le associazioni nazionali stanno valutando anche una proposta di legge di iniziativa popolare.

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