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Attualità 3 min di lettura9 ore fa

Anna Castiglia cambia pelle: il nuovo disco sfida le etichette

Dalla Targa Tenco al secondo album, la cantautrice racconta paure, libertà creativa e il desiderio di non essere definita soltanto dalla Sicilia o dagli occhiali

Il secondo album arriva dopo tre anni vissuti a ritmo serrato: la partecipazione a X Factor, la Targa Tenco conquistata con Mi piace e una lunga tournée hanno trasformato Anna Castiglia in uno dei nomi più osservati della nuova canzone d’autore italiana. Ora La paura in tasca apre una fase diversa, nella quale l’artista prova a crescere senza rinnegare ciò che l’ha resa riconoscibile.


Un disco nato tra attese e timori

Castiglia ha iniziato a lavorare al nuovo progetto quando non aveva ancora concluso gli impegni dal vivo legati al primo album. All’inizio prevaleva l’entusiasmo, ma con il tempo sono aumentate anche le aspettative: il cosiddetto secondo disco si è trasformato in una prova da affrontare con particolare cautela.

Rispetto all’esordio, questa volta la cantante ha sentito maggiormente il peso dei risultati già ottenuti. Conoscere le dinamiche del settore, osservare i numeri e sapere che cosa il pubblico si aspetta può rendere tutto più controllabile, ma anche più faticoso. Il sostegno di Alessandro Di Sciullo e Ramiro Levi l’ha aiutata a difendere le proprie scelte e a non lasciarsi guidare soltanto dall’ansia.

La pubblicazione è stata preceduta anche da un bilancio personale e artistico. In questi anni Castiglia ha provato a capire quali esperienze portare con sé, quali invece abbandonare e quale immagine stesse costruendo attraverso le sue canzoni. La conclusione, però, resta aperta: per quanto si possano fare previsioni, l’effetto di un album sul pubblico non è mai completamente governabile.


Libertà senza perdere il filo

Nel nuovo lavoro la cantautrice ha cercato un punto d’equilibrio tra sperimentazione e continuità. L’obiettivo non era riprodurre i brani che l’avevano fatta conoscere, ma conservare quel tono ironico e autorale che aveva conquistato gli ascoltatori, lasciando allo stesso tempo spazio a direzioni meno prevedibili.

«Non ho voluto fare delle copie di Ghali e U mari», ha spiegato parlando dei suoi singoli più fortunati. Alcune canzoni potranno allontanare una parte del pubblico, mentre altre potrebbero attirare persone nuove: per Castiglia, è un rischio inevitabile quando si decide di non restare fermi sulla formula già collaudata.

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Nel disco non compaiono brani in dialetto siciliano. Due canzoni sono rimaste fuori dalla selezione finale: una interamente in dialetto e un’altra scritta in italiano, ma ambientata in Sicilia. L’esclusione, ha chiarito l’artista, non equivale a un abbandono definitivo: quei pezzi potrebbero trovare più avanti una collocazione autonoma.


Oltre gli occhiali e la Sicilia

Anche la copertina segna una deviazione dall’immagine abituale di Castiglia. Gli occhiali, diventati nel tempo un tratto visivo distintivo, non compaiono nelle fotografie del nuovo album. La scelta è stata valutata a lungo, anche perché non si adattavano all’atmosfera festosa dell’immagine, costruita con un abito particolare e guanti che non appartengono alla sua quotidianità.

Dietro queste decisioni c’è una preoccupazione precisa: evitare che la sua identità venga ridotta a pochi elementi facilmente riconoscibili. «A me fa paurissima l’idea di essere incasellata come, per forza, cantautrice siciliana, oppure, per forza, quella con gli occhiali», ha detto. Gli occhiali, comunque, potrebbero tornare sul palco: non sono soltanto un accessorio scenico, ma fanno parte della sua vita di tutti i giorni perché ne ha bisogno per vedere.


Un’identità ancora da scoprire

Castiglia non considera conclusa la ricerca sul proprio modo di essere artista. Ogni esperienza aggiunge qualcosa, ma non vuole trasformare la definizione di sé in un’ossessione. Anche il bisogno contemporaneo di stabilire con precisione chi siamo, che cosa desideriamo e quale identità ci rappresenti può diventare una fonte di pressione.

Per il futuro non indica un modello professionale rigido. Più che inseguire un traguardo preciso, vorrebbe conservare il piacere di lavorare, salire sul palco e stare in mezzo alle persone senza arrivare a detestare il proprio mestiere. Tra gli esempi cita Carmen Consoli, con la quale ha condiviso tre concerti e dalla quale ha osservato proprio questa capacità di mantenere vivo il rapporto con la musica e con il pubblico.

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