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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Amsterdam, trasporti gratuiti: la sinistra si divide sul modello

Il Comune valuta un costo annuo fino a 250 milioni, mentre i partiti discutono tra universalismo e aiuti mirati.

Ad Amsterdam la proposta di rendere gratuiti tram, autobus e metropolitana per tutti i residenti ha aperto una divisione nella sinistra al governo della città. Le prime stime indicano una spesa compresa tra 175 e 250 milioni di euro ogni anno.

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Il costo per il Comune

La giunta di centrosinistra, sostenuta in maggioranza dai partiti rossoverdi, teme che l’operazione possa trasformarsi in un onere finanziario a carico dell’intera collettività. Secondo questa posizione, il peso maggiore finirebbe per ricadere proprio sulle fasce con redditi più bassi.

Il confronto non riguarda quindi soltanto il prezzo dei biglietti o l’aumento del costo del carburante. Al centro ci sono le modalità con cui il Comune dovrebbe sostenere chi utilizza il trasporto pubblico e il ruolo della fiscalità generale nel finanziare il servizio.


Due idee nella sinistra

La gratuità universale è sostenuta soprattutto da SP e BIJ1. Il primo rappresenta una tradizione socialista più legata all’idea dei servizi pubblici come diritti comuni; il secondo appartiene alla sinistra radicale.

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Dall’altra parte si colloca una componente progressista e ambientalista favorevole a interventi selettivi. In questa impostazione, chi può permettersi il servizio contribuisce al suo costo, mentre lo Stato o il Comune intervengono per le persone che non hanno risorse sufficienti.


Mobilità come diritto

La contrapposizione riflette una frattura più ampia tra chi considera la mobilità una prestazione da rendere accessibile attraverso sconti, bonus e tariffe differenziate e chi la assimila a sanità e istruzione. Per quest’ultima area, l’accesso dovrebbe essere garantito a tutti senza dipendere dal reddito individuale.

La redistribuzione, in questo caso, passerebbe direttamente dal bilancio pubblico e non da agevolazioni riservate a determinate categorie. Il dibattito di Amsterdam solleva così una domanda che riguarda anche Roma, Milano e le altre grandi città: il trasporto pubblico deve assicurare soltanto una soglia minima di accesso oppure va trattato come un diritto collettivo universale?

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