Altieri nominato alla guida dell’Anac, critiche sui controlli
La scelta viene letta come un ridimensionamento dei contrappesi e dell’autonomia delle Autorità pubbliche indipendenti
La nomina di Nuccio Altieri, esponente della Lega, è avvenuta giovedì sera attraverso un decreto-legge. La scelta ha riacceso le critiche sull’autonomia dell’Autorità anticorruzione e sul rapporto tra governo e organismi di controllo.
Nuccio Altieri è stato nominato alla guida dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. Secondo l’analisi proposta nell’articolo, la scelta rischia di indebolire uno dei meccanismi di controllo sull’esercizio del potere pubblico.
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Il ruolo dell’Anac
L’Autorità vigila sulla gestione della spesa pubblica, sia a livello centrale sia locale, attraverso i contratti pubblici: dagli appalti alle altre forme di affidamento. È stata istituita nel 2014, all’interno di un sistema che comprende anche organismi indipendenti con competenze sulle comunicazioni, sulla tutela dei dati personali, sulla concorrenza e sui mercati finanziari.
Il testo presenta questi soggetti come strumenti destinati a bilanciare l’azione dell’esecutivo e a prevenire gli abusi. La stessa logica riguarda l’autonomia della magistratura e il controllo parlamentare sull’attività del governo: per l’autore, la distribuzione del potere richiede verifiche reciproche e contrappesi istituzionali.
Le critiche alla scelta
La nomina di Altieri viene interpretata come il segnale di un progetto politico nel quale la maggioranza uscita vincitrice dalle elezioni avrebbe margini sempre più ampi nell’esercizio del potere. L’autore collega questa lettura all’idea di una trasformazione illiberale portata avanti dalle destre nazionaliste.
Nel mirino finiscono anche le decisioni del governo guidato da Giorgia Meloni che, secondo l’articolo, hanno ridotto le garanzie di legalità nella Pubblica amministrazione. Tra gli esempi citati figurano l’abrogazione dell’abuso d’ufficio e l’allargamento delle possibilità di gestione di appalti e subappalti.
Cantone e Busia alla guida
Il primo presidente dell’Anac, dal 2014, è stato il magistrato Raffaele Cantone. La sua professionalità e la sua reputazione, sostiene il testo, avevano rappresentato una garanzia per l’attività dell’Autorità.
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Anche il presidente uscente Giuseppe Busia viene descritto come un giurista stimato, che ha criticato con argomenti puntuali alcune scelte dell’esecutivo. Il governo Meloni, secondo l’articolo, non avrebbe gradito quelle prese di posizione, in particolare sui provvedimenti ritenuti lesivi dei presidi di legalità amministrativa.
Le riforme istituzionali
L’autore collega la nomina alla strategia adottata dalla destra dopo il risultato del referendum sulla magistratura. La modifica formale della Costituzione, indicata come la strada principale per ridurre i limiti al potere, avrebbe ricevuto il rifiuto di quindici milioni di italiani.
Da qui, secondo la ricostruzione, sarebbe maturata la scelta di intervenire senza cambiare direttamente il testo costituzionale. La legge elettorale approvata con forzature viene indicata come uno degli strumenti che possono ridurre il Parlamento a un organo dipendente dal presidente del Consiglio e condizionare il ruolo del Presidente della Repubblica e della Corte costituzionale.
Il percorso di Altieri
Altieri è stato parlamentare di Forza Italia, poi è passato alla Lega di Matteo Salvini. Nel corso degli anni ha assunto inoltre un ruolo in Leonardo, circostanza che nell’articolo viene utilizzata per mettere in discussione la sua indipendenza rispetto all’area politica di centrodestra.
La conclusione del testo è che la scelta per l’Anac rientri in un disegno volto a ridurre la credibilità delle Autorità di garanzia. L’accostamento proposto dall’autore è quello di un responsabile politico della Difesa affidato a una figura legata agli interessi dell’industria degli armamenti.
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