Alta cucina, il conto nascosto: perché 10 euro non bastano
Ferran Adrià difende i prezzi dei ristoranti d’autore: tra personale numeroso, ingredienti deperibili e costi record, i margini diventano sempre più stretti.
Perché un piatto di alta cucina arriva a costare cifre spesso considerate eccessive? Ferran Adrià invita a guardare oltre il prezzo finale e mette in fila le spese che sostengono un ristorante di livello: dal personale alle materie prime, fino al rischio di lavorare con una sala semivuota.
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Un ristorante funziona come uno spettacolo
Secondo lo chef spagnolo, la struttura di un grande ristorante assomiglia a quella di una compagnia teatrale. In cucina e in sala possono lavorare tra 70 e 100 persone, ma il pubblico da servire ogni sera resta molto più ridotto rispetto a quello di un concerto o di un grande evento.
Adrià ha riassunto così il problema: «Immagini se quello spettacolo fosse per un pubblico di 50 spettatori a sera: quanto costerebbe il biglietto?». Il paragone serve a spiegare il peso del lavoro umano sul conto, una voce che spesso il cliente non vede ma che incide in modo rilevante sulla sostenibilità dell’attività.
Ingredienti costosi e margini ridotti
A rendere ancora più complesso l’equilibrio economico è la natura stessa dei prodotti utilizzati. Gli ingredienti freschi hanno una durata limitata: se le prenotazioni non arrivano, possono essere gettati dopo pochi giorni, trasformandosi in una perdita per il ristorante.
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L’aumento dei prezzi seguito alla pandemia ha aggravato il quadro. Adrià ha citato il costo di una vongola galiziana, vicino ai 7 euro, e quello degli asparagi, che può raggiungere 155 euro al chilo. Una volta aggiunti stipendi, imposte e altri costi di gestione, ottenere un margine diventa particolarmente difficile.
Il confronto con concerti e partite
Da qui nasce la sua critica alla percezione dei prezzi dell’alta cucina. «Tutti gli chef vorrebbero proporre piatti a 10 euro, ma è impossibile», ha detto Adrià, ricordando che fanno eccezione alcune iniziative solidali legate a Massimo Bottura e José Andrés.
A suo giudizio, mentre il conto di un ristorante prestigioso viene spesso discusso, la stessa attenzione non viene riservata al prezzo di una partita di Champions League o di un concerto pop. Il tema è stato affrontato in un’intervista al Venerdì di Repubblica, mentre la sua esperienza e la sua rivoluzione gastronomica sono al centro della serie Netflix “Gènesi”, disponibile dal 20 novembre.
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