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Attualità 1 min di lettura3 ore fa

Almese, la fuga dal “guru” dopo dieci anni: «Mi ha salvata l’università

Una donna racconta l’ingresso nella comunità a 9 anni, le privazioni subite e la decisione di denunciare Bruno Malatesta dopo essere riuscita ad andarsene.

«Un decennio d’inferno, mi ha salvata l’università»: così una delle donne che si considerano vittime di Bruno Malatesta descrive il periodo trascorso nella comunità di Almese. La sua testimonianza arriva dopo la fuga e la denuncia del responsabile, oggi arrestato.

Il racconto restituisce l’immagine di una bambina condotta nella struttura quando aveva appena 9 anni. All’interno della fondazione “Fiore della pace”, secondo quanto riferito, le ospiti sarebbero state sottoposte a rasature dei capelli e a lavori forzati.


L’uscita dalla comunità cambia tutto

Per la testimone, il percorso verso l’esterno è stato legato anche all’università, indicata come il fattore che le avrebbe permesso di salvarsi. La formazione ha rappresentato quindi una possibilità di emancipazione dopo gli anni trascorsi nella comunità.

Una volta riuscita ad allontanarsi, la donna ha scelto di rivolgersi alle autorità. La denuncia ha fatto emergere la sua versione dei fatti e si inserisce nell’inchiesta che ha portato all’arresto di Malatesta.

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Dieci anni segnati dalle privazioni

La donna sostiene di essere stata trattata, insieme alle altre ospiti, come una schiava. Nel suo racconto compaiono condizioni di vita caratterizzate da imposizioni, lavoro obbligatorio e controllo personale.

Al centro della vicenda c’è la fondazione “Fiore della pace”, gestita da Malatesta, descritto dalle sue accusatrici come un “guru”. Le contestazioni riguardano il periodo in cui la testimone era ancora minorenne e si sarebbe trovata all’interno della struttura di Almese.

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