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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Alec Ross: il trumpismo resterà oltre una sconfitta di Trump

L’ex consigliere di Hillary Clinton prevede contestazioni in due o tre Stati e nessun cambio nella politica estera americana

Alec Ross ritiene che una vittoria democratica alle elezioni di metà mandato rappresenterebbe soprattutto una bocciatura personale per Donald Trump. Secondo l’ex consigliere di Hillary Clinton, il risultato non segnerebbe però la fine del trumpismo né garantirebbe un cambio di linea internazionale per gli Stati Uniti.

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Il futuro del Partito Repubblicano

Ross, già consigliere per l’innovazione del segretario di Stato Hillary Clinton durante l’amministrazione Obama dal 2009 al 2013, sostiene che i Democratici non dispongano ancora di un programma capace di mobilitare gli elettori. A suo giudizio, molti cittadini potrebbero recarsi alle urne soprattutto per esprimere un giudizio sull’attuale presidente.

"Se i Democratici vinceranno queste elezioni, non sarà tanto una loro vittoria quanto una sconfitta di Trump", ha affermato Ross in un’intervista. L’ex consulente ha aggiunto che il voto sarebbe quindi una "bocciatura personale" del presidente, più che il riconoscimento di una nuova leadership dell’opposizione.

Una battuta d’arresto repubblicana non equivarrebbe, tuttavia, a un rifiuto dell’ideologia trumpiana. Ross ritiene che questa corrente controlli ormai oltre l’80% degli eletti repubblicani e sia destinata a sopravvivere al suo fondatore.

"Oggi l’America ha 50 o 60 piccoli Trump in attesa, già presenti nelle istituzioni come deputati, senatori o governatori", ha detto. Nella sua lettura, corruzione, inflazione e guerra in Iran potrebbero pesare sul giudizio degli elettori senza tradursi necessariamente in una condanna dell’impianto ideologico del trumpismo.


La politica estera resterebbe invariata

Anche una conquista democratica di una o di entrambe le Camere del Congresso non dovrebbe modificare in modo significativo la politica internazionale degli Stati Uniti. Ross prevede, al contrario, che Trump possa rafforzare l’approccio seguito finora.

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La ragione, secondo l’ex consigliere, sta nella struttura istituzionale americana: il presidente conserva ampi poteri esecutivi e il sistema non è parlamentare. Per questo il controllo democratico del Congresso non priverebbe Trump della capacità di orientare la politica estera.


Il rischio di contestazioni locali

Più difficile da prevedere sarebbe la reazione del presidente davanti a un risultato sfavorevole. Le elezioni di metà mandato comprendono centinaia di competizioni nello stesso giorno e non costituiscono un’unica consultazione nazionale.

Ross considera possibile che Trump riconosca la maggior parte degli esiti, ma contesti il voto in due o tre Stati dove il margine sarà molto ridotto e la posta politica elevata. Per evitare contestazioni, sostiene, i Democratici dovrebbero imporsi con una maggioranza netta, fino a infliggere ai Repubblicani una sconfitta molto ampia.


La corsa democratica del 2028

Il voto di metà mandato potrebbe inoltre rafforzare alcuni esponenti democratici interessati alla Casa Bianca, senza però individuare automaticamente il candidato più competitivo per il 2028. Un successo elettorale, secondo Ross, non basterebbe a creare una leadership nazionale riconosciuta.

La competizione interna per la candidatura presidenziale inizierà subito dopo le elezioni di metà mandato. Diversi politici potrebbero uscire rafforzati dalle urne, ma nessuno sarebbe necessariamente in grado di affermarsi sugli altri già nelle prime fasi della corsa.

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