Al Bano diventa l’arma di Zakharova contro Meloni: il messaggio a Roma
La portavoce russa rilancia le parole del cantante pugliese sulle sanzioni e le collega alle critiche rivolte da Mosca alle istituzioni italiane.
La tensione tra Mosca e Roma aveva già raggiunto il Quirinale prima che nel confronto entrasse Al Bano. Dopo le accuse rivolte da Maria Zakharova a Sergio Mattarella, Antonio Tajani fu costretto a convocare l’ambasciatore russo in Italia e a consegnargli una formale protesta diplomatica.
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Il Quirinale al centro dello scontro
Il passaggio più duro risale al 13 marzo, quando la portavoce del ministero degli Esteri russo attaccò direttamente il capo dello Stato durante un incontro con la stampa ripreso dalle agenzie del suo Paese. Zakharova contestò le valutazioni di Mattarella sulle minacce nucleari russe all’Europa e lo accusò di diffondere informazioni false e fuorvianti.
Quelle parole si riferivano a un intervento pronunciato da Mattarella l’8 marzo a Hiroshima. Il presidente aveva denunciato una nuova pericolosa retorica atomica attribuita alla Federazione Russa, insieme al blocco dei lavori sul Trattato di non proliferazione e all’ipotesi che le armi nucleari potessero diventare strumenti ordinari nei conflitti.
La polemica era cominciata già il 14 febbraio 2025, quando Zakharova aveva definito offensive e blasfeme le dichiarazioni pronunciate pochi giorni prima dal presidente a Marsiglia. Il 17 febbraio, intervenendo in televisione, aveva poi avvertito che quelle affermazioni “non sarebbero rimaste senza conseguenze”.
Da Crosetto a Palazzo Chigi
La portavoce russa aveva preso di mira anche Guido Crosetto. A far scattare la reazione era stata la scelta del ministro della Difesa di nominare come consigliere Mykhailo Fedorov, già ministro ucraino.
In quell’occasione Zakharova aveva descritto la Difesa italiana come un “Teatro dell’Assurdo”, richiamando persino Gianni Rodari. Con tono sarcastico, aveva ipotizzato che, seguendo quella linea, Roma potesse arrivare a chiamare come consulente anche Osama bin Laden.
Il nuovo episodio si inserisce dunque in una comunicazione russa costruita spesso attraverso provocazioni e riferimenti personalizzati. Questa volta il bersaglio è Giorgia Meloni, ma il tramite scelto da Mosca è una figura popolare e molto conosciuta in Russia.
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L’appello di Al Bano sulle sanzioni
In un’intervista pubblicata su YouTube da Sandro Teti Editore il 21 ottobre, Al Bano ha parlato della Russia come di un Paese amico dell’Italia, sostenendo che al suo interno esisterebbe una forte componente culturale italiana. Il cantante ha inoltre messo in discussione la scelta delle sanzioni e ha invocato la fine della guerra.
Rivolgendosi direttamente alla presidente del Consiglio, l’artista ha chiesto di “aprire le porte alla Russia” e ha spiegato di considerarsi un uomo di pace. Nel suo intervento ha anche giocato con le parole, contrapponendo le sanzioni alle “azioni” e ai “fiori” da offrire a Mosca.
Zakharova ha ripreso quel messaggio in un post su Telegram, presentando Al Bano come una voce sincera capace di richiamare i legami storici e culturali tra i due Paesi. La portavoce ha domandato se l’appello sarebbe stato ascoltato a Roma e ha collegato la vicenda alle contestazioni interne alla politica italiana.
Nel testo, la rappresentante russa ha citato le proteste dei giovani e il malcontento dei cittadini, sostenendo con ironia che in Italia ogni dissenso venga ricondotto a una possibile influenza straniera. Da qui la provocazione finale: “Il prossimo obiettivo delle indagini dei servizi segreti italiani sarà Al Bano?”.
Una popstar nella polemica politica
Al Bano, vincitore del Festival di Sanremo nel 1984 e celebrità particolarmente apprezzata nell’ex area sovietica, viene così trasformato da Zakharova in un simbolo della posizione contraria alle sanzioni. Il suo appello personale è stato utilizzato per mettere in discussione l’orientamento del governo italiano verso la Russia.
La cantante e portavoce russa ha più volte adottato una comunicazione dai toni spettacolari per colpire esponenti e istituzioni italiane. Dopo il governo e il ministero della Difesa, il confronto con Mosca ha coinvolto in modo diretto anche il Quirinale, rendendo l’intervento su Al Bano l’ultimo capitolo di una lunga serie di attacchi pubblici.
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