Affitti in Spagna, la stretta divide Sánchez: cosa rischia di saltare
Il governo spagnolo cerca un compromesso tra protezione degli inquilini, tutela dei piccoli proprietari e voto parlamentare ancora incerto
Il pacchetto sulla casa rischia di scontentare proprio gli attori che ne hanno condizionato la nascita. Il Sindicato de Inquilinas considera un errore la separazione delle misure in due decreti, perché teme che la parte più incisiva possa non superare l’esame delle Camere. Junts, invece, chiede che le regole distinguano con maggiore chiarezza i grandi operatori immobiliari dai proprietari di dimensioni ridotte.
Al centro della disputa c’è il rinnovo automatico dei contratti di locazione, una richiesta sostenuta dal sindacato tra i promotori della protesta di Madrid. La norma è stata collocata nel secondo provvedimento, mentre il governo ha scelto di dividere il piano per ridurre le tensioni all’interno della maggioranza e cercare i consensi necessari.
Il rinnovo resta il nodo politico
La formazione indipendentista catalana non ha ancora garantito il proprio appoggio al progetto. Il suo voto potrebbe rivelarsi decisivo, ma Junts ha espresso perplessità sull’impianto complessivo e insiste sulla necessità di non trattare allo stesso modo i grandi gruppi immobiliari e i piccoli locatori.
Anche il movimento degli inquilini contesta la strategia dell’esecutivo. La preoccupazione è che la frammentazione parlamentare consenta di approvare le protezioni meno controverse, lasciando invece esposta la misura sul prolungamento automatico degli affitti.
Cosa cambia per chi affitta
Uno dei decreti prevede che gli accordi di locazione destinati a terminare entro il 31 dicembre 2028 possano essere estesi eccezionalmente per altri due anni. Gli affittuari avrebbero così la possibilità di conservare più a lungo le condizioni già sottoscritte.
Il testo amplia inoltre fino al 2030 la protezione dagli sfratti per le famiglie vulnerabili che non dispongono di un’altra sistemazione. La disposizione ha però suscitato critiche per gli effetti potenziali sui piccoli proprietari, chiamati a sostenere più a lungo situazioni di morosità o mancata restituzione dell’immobile.
Stretta su affitti brevi e speculazione
L’intervento riguarda anche le locazioni temporanee e quelle relative a singole stanze. Secondo le organizzazioni degli inquilini, queste formule vengono talvolta impiegate per eludere le garanzie previste per i normali contratti abitativi.
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Il governo vuole inoltre limitare fino al 2028 le acquisizioni immobiliari realizzate dai cosiddetti fondi avvoltoio, con l’obiettivo di frenare le operazioni speculative. Restano tuttavia da stabilire i parametri con cui individuare le società sottoposte alle nuove restrizioni.
La protesta nata dallo sfratto
La mobilitazione ha preso forza dopo il caso di María del Carmen Abascal, 87 anni, conosciuta come Maricarmen. La donna è stata allontanata dall’abitazione in cui aveva vissuto per oltre settant’anni, dopo la richiesta del nuovo proprietario di portare il canone mensile da 500 a 2.650 euro; l’uscita dall’appartamento è avvenuta su una barella.
Da sabato centinaia di persone dormono in tende a Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, la stessa piazza associata alle proteste degli Indignados del 2011. L’accampamento si è trasformato in una mobilitazione estesa ad altre città, mentre il problema dell’offerta abitativa potrebbe tradursi in una carenza superiore a un milione di alloggi entro il 2028.
Il governo cerca voti
I due decreti sono stati approvati dal Consiglio dei ministri il 29 settembre, al termine di un confronto protratto tra il Partito Socialista e Sumar. L’esecutivo punta a sottoporli al voto già venerdì, ma il risultato non è scontato.
La pressione sulla coalizione è aumentata perché le misure già adottate non hanno fermato l’emergenza abitativa. Il nuovo passaggio parlamentare dovrà quindi conciliare la protezione degli inquilini, le richieste dei proprietari più piccoli e le condizioni poste dalle forze indispensabili per raggiungere la maggioranza.
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