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Attualità 2 min di lettura4 giorni fa

Acqua, la svolta passa dal riuso: il piano ENEA nel Mediterraneo

Il riutilizzo delle acque trattate sarà valutato anche attraverso un’indagine rivolta a cittadini e portatori di interesse.

Il sondaggio, attualmente in fase di analisi, riguarda le sette zone pilota del progetto e punta a far emergere opinioni, attese e timori legati a questa pratica.

Le risposte raccolte dovrebbero aiutare a costruire misure più adatte ai diversi contesti locali. L’obiettivo è favorire soluzioni di recupero idrico che siano non soltanto efficienti, ma anche comprensibili e accettate dalle comunità.


Decisioni basate sui territori

Tra gli strumenti previsti figura una piattaforma destinata agli amministratori e agli altri soggetti coinvolti. Il sistema permetterà di confrontare scenari economici, ambientali e sociali associati all’impiego di fonti alternative, così da stimare quanto possano ridurre il ricorso ai prelievi tradizionali.

La soluzione sarà verificata attraverso due casi di studio a livello distrettuale. Secondo ENEA, l’applicazione concreta consentirà di testare la capacità dello strumento di sostenere le scelte pubbliche in aree differenti e di renderlo replicabile in altri territori.


Tecnologie per recuperare risorsa

Il lavoro scientifico comprende il recupero, la depurazione e il successivo impiego dell’acqua. I ricercatori ENEA opereranno sotto il coordinamento di Silvia Di Fabio, responsabile del Laboratorio tecnologie per la gestione circolare di acqua e reflui, con l’intento di sviluppare e verificare soluzioni innovative.

«Share.MedWater rappresenta un passo strategico verso una gestione dell’acqua più circolare, resiliente e partecipata nel Mediterraneo», ha affermato Di Fabio. Il progetto, ha aggiunto, combina progresso tecnologico, coordinamento delle regole e partecipazione delle realtà locali.

Particolare attenzione viene riservata alle acque piovane, a quelle grigie e ai reflui sottoposti a trattamento. Il loro impiego può contribuire a contenere la pressione sulle fonti convenzionali, soprattutto nelle campagne e nelle isole, dove la carenza idrica produce effetti più marcati.


Dai progetti pilota alle regole comuni

Le attività prevedono sette sperimentazioni. Quella italiana si svolgerà nel Comune di Cervia, in Emilia-Romagna, e sarà dedicata al riuso delle acque meteoriche, mentre un programma di formazione tra Paesi diversi accompagnerà la messa a punto dei modelli.

Il piano comprende anche il confronto tra le normative che regolano il riutilizzo dell’acqua. La raccolta, la conservazione, il trattamento e la distribuzione delle risorse alternative saranno studiati insieme a forme di gestione locale e a schemi applicabili su scala più ampia.


Una rete mediterranea contro la scarsità

Share.MedWater è il progetto europeo promosso da ENEA per rispondere alla diminuzione della disponibilità idrica. Vi lavorano 10 partner, affiancati da 11 soggetti associati provenienti da 7 Paesi mediterranei, con un finanziamento pari a 4 milioni di euro.

L’iniziativa mira a sostenere i territori anche davanti a periodi prolungati senza piogge ed eventi estremi. «L’obiettivo finale è dunque consentire ai Paesi del Mediterraneo di affrontare siccità prolungate, eventi estremi e la progressiva riduzione delle risorse idriche», ha spiegato Di Fabio.

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