A2A, 3,3 milioni per il riacquisto: la scelta che divide
Mentre famiglie e imprese continuano a fare i conti con costi energetici elevati, A2A ha destinato circa 3,3 milioni di euro all’acquisto di 1.401.500 proprie azioni.
Mentre famiglie e imprese continuano a fare i conti con costi energetici elevati, A2A ha destinato circa 3,3 milioni di euro all’acquisto di 1.401.500 proprie azioni. L’operazione, realizzata tra il 12 e il 16 ottobre 2026, ha riacceso le critiche sulla gestione di una società a controllo pubblico e sull’uso delle risorse disponibili.
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Il nodo delle priorità industriali
Il riacquisto dei titoli viene contestato perché, secondo la posizione espressa nel testo, avrebbe privilegiato la valorizzazione finanziaria del gruppo rispetto a investimenti con ricadute più dirette sul territorio. Tra gli impieghi alternativi vengono indicati il potenziamento delle fonti rinnovabili, la decarbonizzazione, l’innovazione tecnologica e la salvaguardia dell’occupazione.
Le stesse risorse, sempre secondo questa impostazione, avrebbero potuto contribuire a contenere la spesa energetica sostenuta da nuclei familiari e attività produttive. Nel mirino finiscono anche le tariffe del teleriscaldamento, che il testo chiede di rendere più eque nei casi in cui il calore derivi dal recupero dei rifiuti e non dal semplice costo del gas.
Brescia e Milano sotto esame
A2A è controllata in modo paritetico dai Comuni di Brescia e Milano, che insieme detengono la maggioranza del capitale. Una quota vicina al 45% è invece detenuta da investitori privati, tra cui fondi statunitensi, britannici, italiani e tedeschi.
La presenza di azionisti finanziari rende naturale l’obiettivo di ottenere un rendimento, ma il testo considera problematico che questa finalità possa prevalere sulla funzione pubblica della società. Proprio per questo viene chiesto alle due amministrazioni comunali di usare con maggiore decisione il peso derivante dalla loro partecipazione.
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Energia, servizi e povertà
La contestazione non riguarda soltanto l’operazione conclusa a ottobre, ma il modello di gestione che essa rappresenterebbe. Il riacquisto delle azioni viene infatti contrapposto a interventi destinati a rafforzare i servizi di luce, gas, acqua e rifiuti, oltre a misure capaci di ridurre le disuguaglianze nell’accesso all’energia.
Nel testo si richiama anche il comportamento di altri grandi gruppi del settore. Eni, TotalEnergies, ExxonMobil e Chevron hanno destinato risorse al riacquisto di titoli propri, mostrando una pratica diffusa tra le aziende energetiche, pubbliche o private, mentre gli utenti devono sostenere bollette ancora pesanti.
La richiesta rivolta a Brescia e Milano è quindi quella di riportare A2A verso obiettivi considerati prioritari per una società pubblica: accelerare la transizione energetica, migliorare le infrastrutture, creare lavoro qualificato e contrastare la povertà energetica. In questa prospettiva, i milioni impiegati per sostenere il valore delle azioni vengono giudicati meno urgenti rispetto agli investimenti a beneficio dei cittadini.
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