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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

A Bari i giovani sfidano il futuro: “Così è difficile restare”

Studenti e lavoratori hanno attraversato la città sotto la pioggia, denunciando precarietà, costi proibitivi e l’assenza di risposte per il Mezzogiorno.

Per molti ragazzi del Barese, restare non è più una scelta scontata. Marco, 20 anni, elettricista di Rutigliano, lo ha detto senza esitazioni: «Se dobbiamo essere così tanto oppressi, io preferisco andarmene, anche se mi dispiacerebbe». Nelle voci raccolte durante la manifestazione torna infatti la stessa domanda: quale spazio c’è per una generazione che non si sente rappresentata né ascoltata?

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Il futuro sembra sempre più costoso

Tra chi immagina di partire c’è anche Marta, 22 anni, iscritta al corso di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Bari. La ragazza sogna di aprire una bottega, ma le spese necessarie per trasformare il progetto in realtà la costringono a frenare: «Vorrei avere un piccolo laboratorio, ma dovrei spendere, spendere e spendere ancora».

Le difficoltà iniziano già negli spazi dedicati alla formazione. «Non c’è nemmeno l’argilla all’università», ha raccontato Marta, descrivendo una quotidianità segnata da strutture carenti e risorse insufficienti. Per gli studenti si aggiungono collegamenti poco efficienti e servizi limitati.


Diritti negati e affitti fuori portata

Júlia ha 23 anni, studia e vive a Bari da quando era bambina, ma non possiede ancora la cittadinanza italiana. La giovane, originaria del Brasile, ha sottolineato il divario tra la sua vita in città e i diritti riconosciuti ai suoi amici: «Meloni ci dice che l’unica persona che può mandarla via sono gli italiani. Io, in quanto cittadina brasiliana, non ancora meritevole della cittadinanza italiana nonostante sia qui da quando avevo sette anni, le direi di guardare in faccia gli italiani e farsi dire che cosa vogliono».

Anche trovare una casa rende difficile costruire un’autonomia. Júlia ha spiegato che a Bari un monolocale può arrivare a costare 800 euro, una cifra che molti giovani non riescono a sostenere senza l’aiuto della famiglia. Da qui la denuncia di una condizione più ampia, fatta di prezzi elevati e prospettive sempre più ristrette.

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Il corteo attraversa il centro

La protesta ha riunito centinaia di persone tra le strade del centro storico, da piazza Ferrarese fino al porto. Sotto la pioggia hanno camminato studenti e lavoratori, accompagnati da tamburelli, musica e slogan; tra le frasi scandite c’era anche «Vogliamo diritti, ma ci danno polizia».

La manifestazione non aveva un’unica appartenenza politica: alcuni partecipanti si sono riconosciuti nel Movimento 17 ottobre, altri si sono definiti semplicemente cittadini. Júlia ha spiegato di aver deciso all’ultimo momento di partecipare, mentre Marco ha invitato a non fermarsi alle immagini degli episodi più tesi e a considerare il significato della marcia, del confronto e della musica.

Ai margini del percorso, diversi commercianti hanno seguito il passaggio con preoccupazione. Júlia ha contestato la scelta di abbassare le serrande e ha ribadito che Bari è una piazza pacifica, nella quale si prova a portare all’attenzione anche i problemi del Sud, spesso lasciati in secondo piano. Il corteo si è concluso in serata, ma le richieste dei manifestanti restano aperte.

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