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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

49 articoli e 13 post: perché Adinolfi resta in carcere

Il Riesame conferma la custodia cautelare e considera concreto il rischio che l’ex parlamentare possa ripetere le condotte contestate.

Durante gli arresti domiciliari Mario Adinolfi avrebbe pubblicato 49 articoli sul proprio blog e 13 contenuti su Facebook. A questi si sarebbe aggiunto un ulteriore messaggio con la nuova ordinanza giudiziaria a suo carico: una condotta che ha contribuito alla permanenza in carcere.

Nelle valutazioni dei giudici pesa anche la gestione del denaro raccolto dai clienti. Secondo l’accusa, circa 1,6 milioni di euro sarebbero stati destinati in parte a esborsi personali, tra dipinti, preziosi, imbarcazioni e trasferte.


Il nodo dei soldi raccolti

Il collegio ha rilevato inoltre l’atteggiamento tenuto da Adinolfi rispetto agli obblighi tributari. Nelle motivazioni si parla di una sostanziale indifferenza verso il fisco e della fiducia di poter evitare eventuali recuperi proprio facendo leva sulla propria dichiarata difficoltà economica.

Questa rappresentazione, osservano i giudici, apparirebbe incompatibile con i guadagni molto elevati rivendicati in passato, sia a titolo personale sia in relazione alle somme ottenute per i clienti. L’ex candidato a numerose competizioni elettorali avrebbe invece sostenuto la correttezza del proprio operato, senza chiarire le clausole contestate del regolamento sottoposto agli investitori.


Il poker riapre il caso

Nel corso dell’interrogatorio davanti al gip, Adinolfi aveva indicato il poker come possibile strumento per recuperare le somme e rimborsare chi aveva affidato il denaro alla cosiddetta “Scommessa collettiva”. La prospettiva è stata poi richiamata dal Tribunale del Riesame nella decisione sulla richiesta di scarcerazione.

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Secondo i magistrati, l’idea di continuare a giocare, utilizzando presumibilmente risorse di terzi, assume particolare rilievo perché l’indagato si sarebbe descritto come quasi privo di disponibilità. Il collegio ha quindi ritenuto ancora presente un rischio di reiterazione, definito «attuale e concreto».


La decisione sulla libertà

Il Tribunale del Riesame ha respinto l’istanza dell’ex parlamentare e ha confermato la misura cautelare. Nella ricostruzione dei giudici, Adinolfi avrebbe rivendicato il modello seguito senza offrire spiegazioni sufficienti sulle garanzie promesse ai clienti, basate sull’impegno ad assumere personalmente ogni rischio.

Le motivazioni collegano così diversi elementi: la gestione delle somme, la posizione dichiarata sul fisco, l’intenzione di proseguire con il gioco e le pubblicazioni effettuate mentre si trovava ai domiciliari. Per il collegio, l’insieme di questi comportamenti non consente al momento di escludere nuovi episodi.

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