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Viareggio, 350 animali senza gabbie: il santuario dove le specie convivono

Alla periferia di Viareggio, la Fattoria Fantoni accoglie animali salvati e li lascia vivere insieme in un ambiente pensato per il loro benessere.

Un modo diverso di stare accanto agli animali è possibile, ma richiede molto più della semplice disponibilità di uno spazio. Servono tempo, risorse, attenzione costante e una conoscenza costruita giorno dopo giorno. A Viareggio, questo approccio ha preso forma in una realtà che mette al centro la presenza degli animali, non il loro valore produttivo.

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Un modello difficile da replicare

La Fattoria Fantoni non propone una formula applicabile ovunque. La gestione di centinaia di animali appartenenti a specie diverse impone lavoro quotidiano, organizzazione e capacità di intervenire quando emergono problemi di sicurezza o di convivenza.

Il progetto dimostra però che esiste un’alternativa ai modelli fondati sull’utilità economica degli animali. Chi arriva nella struttura non viene considerato una merce da vendere, trasferire o destinare alla macellazione, ma un individuo da accudire secondo le proprie necessità.


La campagna versiliese cambia volto

La struttura si trova lungo via dei Pioppi, nella zona periferica di Viareggio, all’interno di un paesaggio che conserva tratti della campagna versiliese. Lontano dal lungomare e dal traffico cittadino, il terreno ospita circa 350 animali appartenenti a 50 specie.

A dare vita al santuario è stato Marco Fantoni, ristoratore di professione e privo di una formazione specifica in veterinaria, etologia o zoologia. Il suo progetto è cresciuto progressivamente, trasformando una proprietà agricola in un luogo di accoglienza per animali provenienti da situazioni difficili.


La convivenza nasce dalla gestione

Cavalli, asini, capre, pecore, galline e oche sono tra gli ospiti più facilmente riconoscibili. L’elenco, tuttavia, è più ampio e continua a modificarsi con l’arrivo di nuovi animali. Le specie condividono gli spazi senza l’impostazione rigida tipica di zoo, allevamenti o strutture tradizionali.

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L’assenza di gabbie permette agli individui di muoversi, riposare, esplorare e relazionarsi, sempre entro condizioni compatibili con la tutela di tutti. La coabitazione non dipende dal caso: gli inserimenti vengono effettuati con gradualità e la disposizione degli ambienti viene regolata sulla base dei comportamenti delle diverse specie.


Ogni ospite conserva la sua identità

In una comunità così numerosa, la scelta di attribuire un nome a ogni animale serve a non ridurre gli ospiti a una semplice categoria. Baba, toro bianco, è tra i più conosciuti; con lui ci sono anche Golia, un pony, e Lucky, cane meticcio.

Un altro nome legato alla fattoria è Chantilly, ricordata come esempio di rinascita dopo un passato complesso. Non tutti i dettagli della sua vicenda sono stati diffusi, ma la sua presenza rappresenta il percorso di quegli animali che, una volta accolti, incontrano condizioni di vita profondamente diverse.


Un’esperienza che avvicina alla natura

Per le famiglie, e in particolare per i bambini, la fattoria offre un’occasione di apprendimento diretto. Osservare un asino, un’oca o una capra nello stesso ambiente consente di vedere comportamenti non filtrati dalla separazione tipica delle strutture convenzionali.

Il tema si inserisce nella crescente attenzione italiana verso il benessere animale. Il Ministero della Salute pubblica indicazioni aggiornate anche per gli animali ospitati in strutture non destinate alla produzione. La Fattoria Fantoni traduce questi principi in una pratica quotidiana fatta di cura, spazio e riconoscimento dell’individualità.

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