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Otite nel cane, perché ritorna e come prevenirla

Allergie, umidità e conformazione dell’orecchio possono favorire recidive: i segnali da riconoscere e le cure preventive

Le otiti ricorrenti nel cane richiedono un controllo veterinario per individuare la causa che continua a favorire l’infiammazione. Curare soltanto l’episodio visibile può infatti lasciare irrisolto il problema di fondo.


Perché l’otite tende a tornare

L’orecchio del cane ha un condotto dalla forma angolata, con una parte verticale e una orizzontale. Questa struttura ostacola il naturale deflusso di umidità e secrezioni, creando condizioni favorevoli alla presenza di batteri e lieviti.

L’infiammazione può riguardare la porzione esterna, quella media o le strutture interne dell’orecchio. Nella maggior parte dei casi inizia dal canale esterno, ma un trattamento tardivo o incompleto può permettere all’infezione di raggiungere zone più profonde.

Anche la conformazione del cane incide. Padiglioni pendenti, canali stretti e abbondante pelo vicino all’ingresso dell’orecchio riducono la ventilazione e trattengono più facilmente calore, acqua e residui.


Allergie e umidità tra le cause

Le allergie alimentari o ambientali sono tra i fattori più spesso trascurati quando l’otite si ripresenta. Pollini, acari o ingredienti della dieta possono provocare un’infiammazione della pelle che coinvolge anche il condotto uditivo, favorendo la proliferazione di Malassezia e Staphylococcus.

In questi casi, i farmaci contro l’infezione possono risolvere solo temporaneamente i sintomi. Il veterinario può valutare una dieta di eliminazione, accertamenti specifici e un percorso per tenere sotto controllo la reazione allergica.

Un’altra causa frequente è l’acqua che resta nell’orecchio dopo il bagno o una nuotata. Asciugare con delicatezza il padiglione e la parte esterna del condotto aiuta a limitare il ristagno di umidità.

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I segnali da non ignorare

Grattarsi spesso, scuotere la testa, provare dolore quando l’orecchio viene toccato e mostrare arrossamento sono campanelli d’allarme. Possono comparire anche cattivo odore e secrezioni scure o giallastre.

Se il disturbo ritorna dopo poche settimane o mesi dalla fine della terapia, non basta ripetere automaticamente il trattamento precedente. La successione degli episodi può indicare una forma cronica, più difficile da controllare e da curare.


Esami e prevenzione quotidiana

Il tampone auricolare consente di esaminare i microrganismi presenti e di distinguere un’infezione batterica, fungina o mista. Nei casi ricorrenti può inoltre chiarire se l’agente responsabile è cambiato e se, oltre alla terapia locale, servano farmaci per via generale.

A casa è utile osservare il padiglione almeno una volta alla settimana, verificando la presenza di rossore, odori insoliti o secrezioni. Dopo bagni e nuotate si possono tamponare le orecchie con una garza o un panno morbido, senza inserire oggetti nel canale.

La pulizia deve essere eseguita soltanto con prodotti per cani indicati dal veterinario. I cotton fioc possono spingere i detriti in profondità, mentre lavaggi troppo frequenti o energici rischiano di alterare l’equilibrio naturale dell’orecchio.

Per i cani con molto pelo auricolare, il veterinario o il toelettatore possono valutare se sia utile un diradamento. In presenza di prurito diffuso, disturbi intestinali o episodi ripetuti, è opportuno discutere con il veterinario un piano personalizzato per individuare e gestire le allergie.

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