Gavoi, 18 ore nel granito: il cane esce vivo dalla trappola
A sei metri sotto terra, un cane è stato recuperato dopo un intervento notturno che ha richiesto escavatori, specialisti e un varco scavato nella roccia.
Alle 4:20, dopo più di diciotto ore di operazioni, il cane è riemerso dalla cavità in cui era rimasto bloccato nelle campagne vicino a Gavoi, in Barbagia. A renderne possibile il recupero è stato un lavoro coordinato tra i Vigili del Fuoco di Nuoro e Cagliari, costretti a modificare il piano iniziale per raggiungere l’animale a sei metri di profondità.
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L’ultima barriera cede all’alba
Il salvataggio si è concluso quando un operatore specializzato ha raggiunto la nicchia ricavata nel granito e ha agganciato il cane. L’animale è stato riportato in superficie e sottoposto a un primo controllo direttamente sul posto: appariva reattivo e non mostrava lesioni evidenti, nonostante le ore trascorse al buio, al freddo e in uno spazio molto ristretto.
Il proprietario ha seguito l’intervento dal perimetro dell’area operativa e ha potuto riabbracciare il cane al termine del recupero. Soltanto dopo la consegna dell’animale le squadre hanno iniziato a smontare il cantiere e a mettere in sicurezza lo scavo.
La discesa era troppo rischiosa
L’allarme era scattato per la scomparsa del cane. Quando i Vigili del Fuoco del Comando provinciale di Nuoro hanno raggiunto la zona, hanno individuato una spaccatura naturale del terreno, molto stretta e profonda circa sei metri. La conformazione della cavità non consentiva a un soccorritore di calarsi senza il pericolo di restare incastrato o di provocare cedimenti.
Per questo motivo non è stato possibile limitarsi a un recupero dall’alto. La strategia è cambiata: bisognava rimuovere parte della roccia e aprire un passaggio laterale, così da intercettare il cunicolo nel punto in cui si trovava l’animale.
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Scavo lento e controlli continui
Da Cagliari sono arrivati il nucleo GOS, specializzato nei lavori con mezzi per il movimento terra, e gli operatori USAR, addestrati alla ricerca e al soccorso in ambienti complessi e spazi confinati. L’utilizzo degli escavatori è stato seguito passo dopo passo per evitare che il peso dei mezzi o le vibrazioni danneggiassero la cavità.
L’intervento, cominciato intorno alle 10 del mattino, è proseguito senza pause per tutta la giornata e durante la notte. Gli specialisti hanno monitorato la stabilità della roccia e la distanza dal punto occupato dal cane, alternando l’impiego dei macchinari alla rimozione manuale dei detriti nell’ultimo tratto.
Una notte illuminata dai fari
Con il buio è stata installata una torre faro per garantire visibilità e sicurezza lungo il bordo dello scavo. Le operazioni sono avanzate con estrema gradualità, anche per impedire che polvere e frammenti potessero ostruire il passaggio dell’aria verso la cavità.
Intorno alle 4 del mattino è stato abbattuto l’ultimo diaframma di pietra. Poco dopo è arrivato il recupero: le squadre hanno quindi completato i controlli sull’area, sistemato le attrezzature e lasciato il luogo dell’intervento dopo averne verificato le condizioni di sicurezza.
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