Dalla paura alla foresta: Agbaibor ora può tornare libero
A 17 mesi, dopo cure e assistenza costante, il giovane elefante africano di foresta potrebbe essere reinserito nel suo ambiente naturale in Nigeria.
Quasi un metro di altezza e circa 17 mesi di vita: sono i progressi raggiunti da Agbaibor, il giovane elefante africano di foresta che gli specialisti stanno valutando di restituire alla natura. Il possibile reinserimento dovrà essere preparato con estrema cautela, perché la sicurezza del cucciolo resta la priorità.
La sua ripresa è il risultato del lavoro congiunto di comunità locali, guardiaparco e organizzazioni impegnate nella protezione della fauna. L’obiettivo è permettere ad Agbaibor di crescere tra altri elefanti, lontano dai rischi che lo avevano lasciato solo e in condizioni critiche.
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Una specie ancora sull’orlo del rischio
Agbaibor appartiene alla specie Loxodonta cyclotis, conosciuta come elefante africano di foresta. Ha dimensioni più contenute rispetto all’elefante di savana, orecchie tonde e zanne generalmente più rettilinee, caratteristiche adatte a muoversi tra la fitta vegetazione tropicale.
L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura classifica questa specie come in pericolo critico di estinzione. La pressione del bracconaggio, la perdita delle foreste e la trasformazione degli ambienti naturali ne mettono a rischio la sopravvivenza: anche il recupero di un solo esemplare assume quindi un valore rilevante.
Il piccolo trovato senza il branco
Agbaibor aveva appena 8 mesi quando un dipendente di una piantagione di palma da olio lo individuò nella regione di Okomu, nelle vicinanze dell’omonimo Parco Nazionale. Il cucciolo appariva molto debole e impaurito, mentre l’assenza della madre lo esponeva a un pericolo immediato.
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Dopo l’allarme, l’African Nature Investors si è attivata insieme alle autorità nigeriane. Le squadre hanno perlustrato la zona alla ricerca della madre e del branco, ma nessuna traccia ha consentito di ricomporre la famiglia.
Cure costanti per tornare forte
Gli esperti non hanno potuto stabilire con certezza come Agbaibor si sia separato dagli altri elefanti. Una delle ipotesi è che il branco sia fuggito dopo gli spari dei bracconieri, lasciando il piccolo indietro durante la fuga.
A quell’età, un elefante dipende ancora dal latte materno e dalla protezione delle femmine adulte. Veterinari, guardiaparco e specialisti hanno perciò predisposto un’assistenza quotidiana fatta di nutrimento adeguato, medicinali, integratori e controlli continui. Secondo l’African Nature Investors, il mantenimento richiedeva ogni mese tra 2.900 e 3.600 dollari.
Durante il recupero gli è stato assegnato il nome Agbaibor, una parola della lingua Ijaw associata a coraggio, resistenza e capacità di superare le difficoltà. Il significato scelto accompagna il percorso di un animale che, da cucciolo gravemente debilitato, potrebbe presto affrontare la vita nella foresta.
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