Il tuo cane può aiutare la scienza: parte il test sull’invecchiamento
Il Dog Aging Project cerca cani anziani e in buona salute per verificare se la rapamicina possa favorire una vecchiaia più lunga e soprattutto più sana.
Un cane anziano potrebbe contribuire a chiarire perché alcuni animali restano attivi fino a tarda età mentre altri sviluppano prima problemi di salute. È l’obiettivo del Dog Aging Project, collaborazione scientifica che sta cercando nuovi partecipanti per TRIAD, uno studio clinico dedicato all’invecchiamento dei cani.
La ricerca ha ricevuto ulteriore attenzione dopo un recente servizio di 60 Minutes sul lavoro degli studiosi. Al centro non c’è soltanto il numero di anni vissuti, ma la possibilità di mantenere più a lungo buone condizioni fisiche e cognitive.
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La rapamicina è il nodo dello studio
TRIAD analizzerà gli effetti della rapamicina, conosciuta anche come sirolimus o Rapamune. Si tratta di un farmaco macrolidico con proprietà immunosoppressive e antitumorali, già utilizzato nella medicina umana, anche per pazienti sottoposti a trapianto di rene.
L’interesse per questa sostanza nasce da precedenti esperimenti condotti su diversi organismi. In laboratorio, la rapamicina ha mostrato la capacità di prolungare la vita di topi, lieviti, vermi e mosche; ora i ricercatori vogliono capire se possa produrre effetti utili anche nei cani da compagnia.
La sperimentazione coinvolge più centri negli Stati Uniti, tra cui ricercatori e strutture veterinarie collegati alla Tufts University. I partecipanti riceveranno rapamicina oppure un placebo durante il primo anno, mentre il monitoraggio proseguirà per altri 24 mesi senza somministrazione del farmaco.
Non conta solo vivere più a lungo
Per la ricerca veterinaria, la distinzione decisiva è quella tra durata della vita e periodo trascorso in buona salute. Aggiungere anni non sarebbe sufficiente se l’animale dovesse convivere con dolore cronico, difficoltà nei movimenti, declino cognitivo o altre patologie debilitanti.
Per questo TRIAD osserverà diversi aspetti: funzionamento cognitivo e cardiaco, risposta immunitaria e incidenza dei tumori. L’obiettivo è capire se la rapamicina possa aiutare i cani a conservare più a lungo autonomia, attività e benessere.
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I cani condividono con gli esseri umani molte malattie legate all’età, tra cui artrite, disturbi cardiaci, tumori e deterioramento cognitivo. Inoltre vivono nello stesso ambiente delle loro famiglie e invecchiano più rapidamente: gli studiosi possono così seguire in pochi anni cambiamenti che, nelle persone, richiederebbero tempi molto più lunghi.
Requisiti severi e tre anni di controlli
La selezione riguarda cani di almeno 7 anni, con un peso compreso tra 44 e 120 libbre, cioè circa 20-54 chilogrammi. Devono essere sterilizzati o castrati, godere complessivamente di buona salute e presentare risultati diagnostici nella norma al momento dell’ingresso.
Gli animali devono inoltre poter affrontare visite, prelievi di sangue ed ecografie cardiache senza sedazione. I centri clinici sono distribuiti in varie aree degli Stati Uniti, ma la partecipazione richiede un impegno significativo: nell’arco di tre anni sono previste sette visite presso la struttura assegnata.
Anche gli esclusi possono partecipare
Non tutti i cani rispettano i criteri di TRIAD, ma l’esclusione dallo studio non impedisce di contribuire alla ricerca sull’invecchiamento. Il Dog Aging Project dispone infatti di una comunità più ampia, chiamata DAP Pack, aperta ad animali di età, taglia, razza e provenienza differenti.
Studiare gruppi molto diversi è importante perché genetica, stile di vita, ambiente, dimensioni corporee e storia clinica possono influenzare il modo in cui un cane invecchia. Un campione vario aiuta quindi a comprendere perché alcuni animali rimangano energici in età avanzata mentre altri sviluppino problemi molto prima.
La sperimentazione dovrà ancora stabilire se i risultati osservati in altre specie si traducano in un beneficio concreto per i cani. Per i proprietari di animali anziani, tuttavia, l’adesione può rappresentare un’opportunità per sostenere la ricerca e contribuire a trovare risposte sulle differenze nell’invecchiamento e sui metodi per conservare più a lungo la salute.
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