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Cani grandi, vita più breve: il segreto potrebbe essere nel DNA

Un’analisi su 864 animali collega la maggiore taglia a cambiamenti epigenetici più rapidi, ma il ruolo di questi processi sulla longevità deve ancora essere chiarito.

La durata della vita di un cane dipende da molti fattori, tra cui razza, patrimonio genetico e condizioni di salute. In media, gli esemplari più piccoli arrivano spesso a 12-16 anni, mentre quelli di taglia grande si fermano generalmente tra gli 8 e i 12; per alcune razze giganti il periodo può essere ancora più breve.

Alimentazione corretta, peso sotto controllo, movimento regolare e visite dal veterinario restano strumenti essenziali per sostenere il benessere dell’animale. Non esistono però, al momento, terapie provate in grado di aumentare la longevità intervenendo sui cosiddetti geni saltatori.

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La crescita rapida può lasciare tracce

Tra le ipotesi allo studio c’è anche quella legata allo sviluppo dei cuccioli di razza gigante. Questi animali raggiungono dimensioni notevoli in tempi relativamente contenuti, sottoponendo il loro organismo a trasformazioni rilevanti durante una fase molto breve.

Anche la selezione genetica ha contribuito a creare differenze marcate tra le razze, sia nella conformazione fisica sia nella predisposizione a determinate patologie. Gli studiosi, tuttavia, non hanno ancora dimostrato che la crescita accelerata sia direttamente responsabile delle modificazioni epigenetiche individuate.


Il DNA perde parte dei suoi freni

L’indagine ha preso in esame il materiale genetico di 864 cani inseriti nel Dog Aging Project, programma dedicato allo studio della salute e dell’invecchiamento canino. I ricercatori hanno osservato soprattutto le sequenze LINE1, elementi del genoma normalmente tenuti sotto controllo da meccanismi epigenetici.

Con l’avanzare dell’età, oltre il 40% delle aree collegate a queste sequenze mostra una riduzione della metilazione, cioè di un sistema che contribuisce a regolare l’attività del DNA. Nei cani più grandi, questa perdita è risultata mediamente superiore del 35% rispetto a quella rilevata negli animali più piccoli.

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Un indizio, non ancora una certezza

I risultati, pubblicati su Science, indicano un possibile legame tra dimensioni corporee, alterazioni epigenetiche e rapidità dell’invecchiamento. La ricerca non stabilisce però che tali cambiamenti siano la causa diretta della minore aspettativa di vita osservata nelle razze di grande mole.

I geni saltatori, chiamati anche elementi trasponibili, possono generare copie capaci di inserirsi in punti diversi del genoma. L’organismo dispone normalmente di sistemi di difesa, compresa la metilazione del DNA, ma con il passare del tempo questi controlli possono indebolirsi; secondo lo studio, il fenomeno potrebbe essere più pronunciato nei cani grandi.

Il lavoro offre quindi una nuova pista per comprendere perché un alano, un San Bernardo o un mastino vivano spesso meno di un chihuahua o di un barboncino toy. Serviranno ulteriori verifiche per capire se questi segnali possano aiutare a riconoscere in anticipo i cambiamenti legati all’età e a mettere a punto cure preventive più personalizzate.

Nel frattempo, la gestione quotidiana rimane il principale sostegno concreto alla salute del cane. Qualunque sia la sua taglia, l’attenzione alle esigenze dell’animale può accompagnarlo nelle diverse fasi della vita, senza trasformare i risultati genetici in una promessa di longevità che la scienza non è ancora in grado di mantenere.

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