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4 Zampe 3 min di lettura11 ore fa

Cane, il prurito non indica sempre un’allergia alimentare

Otiti ricorrenti, pelle arrossata e leccamento delle zampe richiedono una valutazione veterinaria prima di cambiare dieta.

Le allergie alimentari spiegano soltanto una parte dei disturbi cutanei nei cani. Prima di modificare la dieta, serve una valutazione veterinaria che distingua le reazioni al cibo dalle cause ambientali.

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Prima della ciotola, la visita

Se il prurito continua, la pelle resta irritata oppure le otiti tornano spesso, è opportuno fissare un controllo. Al veterinario possono essere utili informazioni precise sull’alimentazione abituale, sulla comparsa dei sintomi, sulle eventuali variazioni stagionali e sui precedenti cambi di dieta.

Un diario può aiutare a ricostruire l’andamento del problema: vanno annotati i periodi di maggiore disagio, gli alimenti consumati e la presenza di vomito, diarrea o altri disturbi. Cambiare mangime senza indicazioni, offrire snack aggiuntivi o introdurre integratori può rendere più difficile individuare la causa.


Pelle e orecchie sotto osservazione

Il segnale più comune è un prurito insistente. Il cane può grattarsi, mordicchiarsi o leccarsi ripetutamente, soprattutto su zampe, addome, inguine, ascelle e muso. Il comportamento, se prolungato, può provocare arrossamenti, ferite, perdita di pelo e infezioni secondarie dovute a batteri o funghi.

Anche le orecchie meritano attenzione. Cattivo odore, secrezioni, grattamento frequente e otiti che si ripresentano sono manifestazioni da riferire al veterinario. Tra gli altri segnali possibili ci sono occhi arrossati o lacrimosi, starnuti, irrequietezza e disturbi digestivi ricorrenti come vomito e diarrea.


Il cibo non è sempre responsabile

Pollini, acari della polvere e muffe sono cause frequenti dei problemi allergici nei cani. Esiste inoltre la dermatite atopica, legata a fattori genetici e ambientali, che può provocare sintomi molto simili a quelli di una reazione alimentare.

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Per distinguere le diverse condizioni, il veterinario considera la stagione in cui compaiono i disturbi, la posizione delle lesioni, la storia clinica e, quando occorre, gli esami disponibili. Attribuire tutto alla ciotola può portare a spese inutili e ritardare la terapia più adatta.


Quando valutare proteine alternative

In presenza di un sospetto concreto, il veterinario può prescrivere una dieta di eliminazione. Il cane riceve per un periodo stabilito soltanto ingredienti selezionati, con fonti proteiche e di carboidrati mai consumate prima. Se i sintomi diminuiscono, gli alimenti vengono reintrodotti gradualmente per verificare quale provochi la reazione.

Manzo, pollo, latticini e frumento rientrano tra gli ingredienti più frequentemente associati a sensibilità o allergie, anche perché sono presenti da tempo in molti alimenti commerciali. In questi casi possono essere prese in considerazione anatra, coniglio, cinghiale, canguro o cavallo, ma la loro efficacia dipende dal fatto che siano davvero nuove per quel cane.


Una dieta da seguire senza eccezioni

Una proteina alternativa non è automaticamente più sana né priva di rischi. Se l’animale l’ha già mangiata, potrebbe reagire anche a quella; inoltre, nessun cambio alimentare risolve un disturbo provocato da pollini, acari o altri fattori ambientali.

Durante il percorso diagnostico possono essere valutate anche proteine idrolizzate o alcune fonti vegetali. La soia, tuttavia, può causare reazioni in determinati soggetti. La dieta prescritta va seguita con precisione: anche un piccolo assaggio o uno snack non concordato può compromettere il risultato e rendere necessario ripetere il periodo di prova.

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