Bouba o Kiki? La sorprendente grammatica sonora dei cani
Una ricerca dell’Università di Parma indica che i cani collegano spontaneamente suoni morbidi a forme arrotondate e suoni aspri a figure appuntite.
Quando pronunciamo il nome di un cane, non trasmettiamo soltanto un significato imparato con l’esperienza. Anche il modo in cui una parola suona potrebbe evocare, per l’animale, caratteristiche visive e spaziali: è l’ipotesi suggerita da una ricerca dell’Università di Parma, pubblicata nel 2026 su *Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences*.
Il risultato riguarda il cosiddetto effetto Bouba-Kiki, un fenomeno studiato da tempo negli esseri umani. Secondo il lavoro, anche i cani tendono ad avvicinare “Bouba” alle forme arrotondate e “Kiki” a quelle spigolose, senza che questa risposta dipenda necessariamente dall’addestramento o dalle abitudini trasmesse dai proprietari.
Rowenta
-20% sulle aspirapolveri da Rowenta
Il suono può evocare una forma
L’origine di questo effetto risale al 1929, quando Wolfgang Köhler sottopose alcuni partecipanti a un esperimento con due figure: una curva e morbida, l’altra angolare e appuntita. Ai volontari venne chiesto di associare le forme a parole prive di significato. Nella versione iniziale comparivano “takete” e “baluba”, mentre in seguito furono utilizzati “kiki” e “maluma”.
La maggioranza delle persone collegò con notevole uniformità il termine dal suono più dolce alla figura tondeggiante e quello più secco alla sagoma aguzza. Da allora, il fenomeno è diventato un riferimento per la psicolinguistica e ha alimentato l’idea che tra alcune proprietà dei suoni e determinate qualità visive esista un legame non del tutto casuale.
Per molto tempo, però, la ricerca si è concentrata quasi esclusivamente sugli esseri umani. Il lavoro condotto a Parma sposta la domanda su un altro piano: questa corrispondenza appartiene soltanto alla nostra specie oppure nasce da meccanismi percettivi condivisi con altri mammiferi?
La risposta dei cani non sembra appresa
Gli esperimenti sui cani hanno indicato una preferenza spontanea: i suoni associati a “Bouba” vengono collegati alle forme tonde, mentre quelli riconducibili a “Kiki” sono accostati alle figure appuntite. Secondo i ricercatori, il comportamento non appare il semplice risultato di un comando ricevuto o di una consuetudine costruita con il proprio umano.
La scoperta non dimostra che i cani attribuiscano alle parole lo stesso significato che attribuiamo noi. Suggerisce, piuttosto, che possano riconoscere alcune caratteristiche intrinseche della voce e metterle in relazione con informazioni provenienti da un altro canale sensoriale. Si tratta di una forma di elaborazione tra modalità diverse, nella quale il suono richiama qualità visive o spaziali.
Un udito fine, plasmato dalla convivenza
Rispetto alle persone, i cani percepiscono un intervallo più ampio di frequenze e distinguono variazioni molto sottili nella voce umana. Questa sensibilità potrebbe renderli attenti non soltanto alle parole imparate, ma anche al loro profilo acustico: vocali, consonanti, ritmo e durezza complessiva della pronuncia.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
A questa capacità si aggiunge una lunga storia di convivenza con gli esseri umani. I cani sono particolarmente abili nel leggere sguardi, gesti e inflessioni, e questa predisposizione potrebbe aver rafforzato la loro attenzione verso i segnali vocali. L’effetto osservato, dunque, potrebbe riflettere sia proprietà generali della percezione sia l’evoluzione della comunicazione tra le due specie.
Cosa cambia quando scegliamo un nome
La ricerca non offre ancora basi sufficienti per stabilire che un determinato nome renda più semplice educare un cane. Invita però a considerare la comunicazione in modo più ampio: il tono, la forma dei suoni e il contesto possono contribuire alla risposta dell’animale insieme al significato della parola.
Un nome ricco di vocali aperte e suoni morbidi, come Bouba, Luna o Momo, può avere una fisionomia acustica diversa da quella di Kiki o di altri nomi caratterizzati da consonanti più nette. Non significa che esistano nomi migliori in assoluto, ma che la fonetica potrebbe influire sul modo in cui un messaggio viene percepito.
Voce, espressione del volto, gesti e situazione restano comunque elementi inseparabili. Per questo non sarebbe corretto ricavare dalla ricerca regole immediate per l’addestramento. In presenza di difficoltà nella risposta ai comandi o di problemi legati al benessere, è opportuno rivolgersi a un educatore cinofilo qualificato o a un veterinario.
Una percezione condivisa tra specie
L’interesse dello studio va oltre la scelta del nome da dare a un animale. Se i cani collegano spontaneamente certe qualità sonore a determinate forme, significa che la loro mente possiede strutture percettive autonome, in parte vicine alle nostre e in parte ancora da chiarire.
Questa prospettiva ridimensiona l’idea del cane come semplice destinatario dei segnali umani. L’animale interpreta il mondo attraverso capacità proprie e partecipa alla relazione con noi usando una sensibilità che la ricerca sta iniziando a descrivere meglio.
Continua a leggere
Gary e Shaggy, i gatti dalle zampe infinite che hanno sorpreso la scienza
La loro particolare anatomia ha portato alla prima conferma genetica della sindrome di Marfan in gatti domestici e apre nuove prospettive per veterinaria e ricerca.
Cani e gatti, l’allarme droghe sale: cosa fare subito
L’aumento delle esposizioni a cannabis e altre sostanze in Canada e negli Stati Uniti riporta l’attenzione sui rischi domestici e sui sintomi da riconoscere.
Un solo cane in auto? Dal 2028 potrebbero cambiare le regole
La riforma del Codice della Strada potrebbe imporre sistemi di sicurezza anche per un solo animale, con multe fino a 320 euro e un punto in meno sulla patente.
Autunno a quattro zampe: quali frutti caduti sono davvero pericolosi
Ghiande, castagne commestibili e frutti dell’ippocastano non hanno lo stesso livello di rischio: ecco come riconoscerli e cosa fare se il cane li ingerisce.