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Weni, ritrovata a Saqqara la tomba del funzionario

La scoperta comprende iscrizioni, statue lignee e strumenti di bronzo, oltre a resti con gravi problemi dentali.

A Saqqara è stata riportata alla luce la tomba di Weni, importante funzionario dell’Antico Regno legato alla corte faraonica.

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Le condizioni dei resti

Le prime valutazioni antropologiche indicano che Weni morì dopo i cinquant’anni. L’età lo colloca in una fase avanzata della vita rispetto alla media dell’epoca, secondo quanto emerso dall’esame dei resti.

Le ossa conservano inoltre tracce di seri disturbi a carico della bocca. Le alterazioni dei tessuti intorno ai denti e le patologie dentali avanzate aggiungono informazioni sulle condizioni di salute dell’uomo.


Il valore della scoperta

Per gli egittologi, il ritrovamento è particolarmente utile perché unisce iscrizioni ancora leggibili, oggetti insoliti e resti umani sottoponibili a ulteriori analisi. Questi elementi consentono di ricostruire sia il profilo del defunto sia alcuni aspetti delle pratiche funerarie.

Tra i reperti sono comparse due piccole figure in legno, rappresentate mentre compiono un gesto di adorazione. La posizione delle statue è poco comune e potrebbe chiarire la funzione attribuita agli oggetti deposti nelle sepolture dei funzionari.


La tomba e i suoi reperti

La sepoltura si trova in una mastaba, edificio funerario in mattoni crudi destinato nell’antichità a persone di rango elevato. Il complesso comprende vari pozzi: uno porta alla camera funeraria di Weni, dove pareti decorate e testi incisi hanno resistito abbastanza da restituire numerosi dettagli sulla sua carriera.

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Weni ricoprì incarichi amministrativi e religiosi. Le iscrizioni lo presentano come sindaco, sacerdote sem, responsabile degli appartamenti reali, tesoriere della Casa del Nord e compagno unico del sovrano; gli attribuiscono anche il titolo di signore della città di Kab.


La porta dedicata a Sekhet-Nebty

Nel pozzo sono stati recuperati anche strumenti di bronzo forse destinati a pratiche mediche. La loro presenza in un ambiente funerario è rara e gli archeologi non hanno ancora stabilito con certezza per quale motivo siano stati deposti accanto al defunto.

Gli scavi hanno infine restituito una porta falsa appartenuta a Sekhet-Nebty, donna con funzioni religiose e sacerdotessa della dea Hathor. Nell’architettura funeraria egizia questi elementi simboleggiavano il passaggio attraverso il quale il defunto poteva mantenere un contatto con il mondo dei vivi.

La ricerca è stata condotta da una missione egiziana coordinata dal Consiglio Supremo delle Antichità, nella necropoli situata vicino alla piramide del faraone Merenre.

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