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Viaggi 2 min di lettura2 ore fa

Tesori italiani in bilico: la mappa che può salvarli

La nuova piattaforma di Italia Nostra raccoglie centinaia di beni culturali fragili, dalla stazione di Su Semafuru alle abbazie e ai siti archeologici.

La nuova mappa di Italia Nostra consente a chiunque di individuare i beni culturali in pericolo e di proporne altri da sottoporre a verifica. È uno strumento pensato per riportare l’attenzione su luoghi spesso esclusi dagli itinerari più conosciuti, ma ancora essenziali per la memoria dei territori.

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Cittadini in prima linea per il patrimonio

La piattaforma permette di consultare le schede dei luoghi censiti, esaminarne lo stato di conservazione e conoscere i problemi che ne minacciano l’integrità. Le nuove segnalazioni inviate dal pubblico vengono invece valutate prima di entrare nel catalogo.

Tra i siti presenti figurano realtà molto diverse: l’Abbazia di Santa Maria di Calena, a Peschici, l’Arsenale di Venezia, l’area archeologica di Megara Hyblaea in Sicilia e la Rocca di San Paolino, a Ripafratta, in Toscana. Sono testimonianze religiose, militari, archeologiche e legate alla storia marittima, distribuite in varie parti d’Italia.


Un elenco con numeri preoccupanti

Il progetto, avviato nel 2011, è stato aggiornato da Italia Nostra nell’ottobre 2026 con una piattaforma digitale accessibile al pubblico. La mappa interattiva riunisce le segnalazioni e mostra, per ciascun bene, le condizioni conosciute e gli interventi ritenuti necessari.

In quindici anni sono arrivate 520 segnalazioni, 402 delle quali hanno superato la verifica. La parte più consistente, 341 beni, resta ancora in attesa di protezione; 58 luoghi sono stati trasferiti nella Lista Verde dopo interventi di recupero o messa in sicurezza. Tre, invece, sono finiti nella Lista Nera perché la loro perdita è stata giudicata definitiva.

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Su Semafuru resta senza difese

Uno dei casi indicati nella Lista Rossa si trova all’estremità meridionale di Sant’Antioco, in Sardegna. Si tratta dell’ex stazione segnali di Capo Sperone, nota anche come Su Semafuru: l’edificio principale presenta condizioni di pericolo e le costruzioni collegate sono ormai quasi completamente crollate.

La posizione rende il sito particolarmente significativo. L’antica struttura domina il Golfo di Palmas e si trova all’interno della Zona di protezione speciale “Isola di Sant’Antioco, Capo Sperone”, un’area caratterizzata da un importante patrimonio paesaggistico e dalla presenza di specie animali e vegetali di interesse.


Una memoria nata nel 1887

I lavori per la stazione militare iniziarono nel 1887. La sua funzione era collegata alle comunicazioni marittime e il presidio rimase operativo anche durante i due conflitti mondiali, prima di essere disattivato definitivamente nel 1958.

Da allora l’abbandono ha fatto avanzare il degrado. Un eventuale recupero non riguarderebbe soltanto un manufatto architettonico: permetterebbe di conservare una pagina della storia locale dentro un ambiente naturale di particolare pregio, oggi esposto al rischio di scomparire.

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