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Sicilia da romanzo: Catania e i paesi del mistero

Nel libro d’esordio di Agnese Messina, Catania e una provincia sospesa tra realtà e invenzione fanno da sfondo alle indagini di June McFlynn.

La Sicilia raccontata da Agnese Messina in *L’eremo dei folli* nasce dall’incontro tra paesaggi luminosi, memoria e mistero. Nel romanzo, pubblicato da Garzanti, la natura e i centri abitati dell’isola diventano parte integrante di una storia in cui il presente convive con tracce evidenti del passato.

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Un paese inventato che sembra reale

San Ferdinando, il paese in cui vive la protagonista, non compare su nessuna carta geografica. Eppure le sue vie in pendenza, la piazza centrale, il bar frequentato dagli abitanti e il continuo contrasto tra colori e atmosfere restituiscono l’immagine credibile di tanti borghi siciliani.

È proprio questo luogo immaginario a rappresentare il centro emotivo della vicenda. La distanza contenuta da Catania consente a June e agli altri personaggi di spostarsi rapidamente, mentre l’ambientazione offre il volto più intimo e autentico della Sicilia descritta dall’autrice.


I borghi alle pendici dell’Etna

Per ritrovare nella realtà l’atmosfera di San Ferdinando si possono considerare località come Randazzo, raggiungibile da Catania in circa 40 minuti d’auto. Il paese conserva un’impronta medievale e propone un patrimonio legato alla storia e alla cultura del territorio.

Un’altra possibilità è Nicolosi, punto di partenza per esplorare il versante meridionale dell’Etna. Questi luoghi, pur non coincidendo con il paese del romanzo, richiamano l’ambiente in cui si muovono i personaggi e il rapporto costante tra abitazioni, vulcano e paesaggio.


La scienza entra nell’indagine

June McFlynn è un’entomologa forense americana, nata in Sicilia e vissuta anche negli Stati Uniti. Dopo essere rientrata nel paese d’origine, a San Ferdinando, ha creato il Centro interdisciplinare di ricerca in Scienze forensi e mette le proprie competenze a disposizione della giustizia.

Il suo intuito e la preparazione scientifica le permettono di affiancare investigatori e pubblici ministeri nella soluzione di vicende che inizialmente appaiono senza risposta. *L’eremo dei folli* si presenta così come un giallo con una protagonista femminile, inserito in una possibile serie e vicino, per ambito, ai romanzi di Patricia Cornwell e Kathy Ricks.

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Catania resta sullo sfondo

Una parte importante della storia si sviluppa a Catania, anche se la città non viene sempre identificata attraverso monumenti o indirizzi precisi. La protagonista vi arriva per il suo incarico di consulente del tribunale, dove lavora anche Emanuel Zagati, amico d’infanzia e sostituto procuratore.

Il romanzo restituisce comunque una città assolata e riconoscibile, capace di far emergere la bellezza dell’isola attraverso impressioni, scorci e sensazioni. La scrittura di Agnese Messina insiste più sull’atmosfera complessiva che sulla descrizione puntuale dei singoli luoghi.


Gli itinerari della città barocca

A poca distanza da piazza Verga, sede del tribunale, si trova Villa Bellini, storico spazio verde adatto a una passeggiata tra alberi e giardini. Da quella zona si può proseguire lungo via Etnea, tra chiese, palazzi barocchi e attività commerciali, con la sagoma dell’Etna visibile lungo il percorso.

Tra le tappe più significative c’è anche piazza Duomo. La fontana dell’Elefante, la cattedrale di Sant’Agata, Palazzo degli Elefanti, il Palazzo del Seminario dei Chierici e le Terme Achilliane compongono un insieme architettonico di grande rilievo, anche se questi monumenti non vengono mostrati direttamente nelle pagine del romanzo.

Tra Catania e i borghi della provincia, *L’eremo dei folli* costruisce quindi una Sicilia sospesa tra geografia concreta e invenzione narrativa. June McFlynn appartiene a entrambe le dimensioni: moderna per formazione e metodo, ma profondamente legata ai luoghi da cui proviene.

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